CAPITOLO V - DAL XIX AL XX SECOLO

CAPITOLO  V

DAL XIX AL XX SECOLO

1. Discorsi e disquisizioni sintetiche intorno all'evoluzione socio-economica e della popolazione nel Regno di Napoli, in Terra d'Otranto e nel casale di Caprarica dall'XII sec. fino al XX sec.

2. Pozzelle e neviere nel Salento leccese ed in Caprarica.

3. La Casa a Corte.

4. I vecchi Frantoi ipogei.

5. La situazione politica nel meridione d'Italia ed in Terra d'Otranto nella prima metà dell'ottocento.

6. I fermenti di sviluppo in Caprarica, nell'ottocento, visti attraverso l'ottica di alcuni atti comunali.

7. Il toponimo e lo stemma civico o blasone (25).

8. Organigramma dei Sindaci, trovati presso l'Archivio Comunale, che si sono succeduti nel tempo.

9. Caprarica durante la prima guerra mondiale.

10. Elenco dei Caduti di Caprarica di Lecce nella guerra 1915/18.

11. Caprarica di Lecce durante la seconda guerra mondiale.

12.  Da ricordare, in Caprarica di Lecce:

CAPITOLO  V

DAL XIX AL XX SECOLO

1. Discorsi e disquisizioni sintetiche intorno all'evoluzione socio-economica e della popolazione nel Regno di Napoli, in Terra d'Otranto e nel casale di Caprarica dall'XII sec. fino al XX sec.

Prendendo lo spunto, proprio, dal catasto onciario di Carlo III, del 1744, è doveroso fare una pausa ed effettuare una disamina, su quella che è l'evoluzione demografica di CAPRARICA nel corso della sua storia.

Certo fare un'analisi demografica, anche se sintetica, è molto difficile ma, da quello che è dato sapere, i dati più significativi sono quelli riportati dall'Arditi nel suo lavoro (Op. cit., pp. 103-104) da cui si evince chiaramente che Caprarica non ha mai avuto un numero di abitanti molto elevato.

* * * * * *

Quando Roma ha conquistato la terra dei Messapi, questa zona viene identificata come la XXIX Regione (secondo la mappa Topografica antica stilata dall'Abate Romanelli) dell'Italia.

Polibio (Libro II, cap. XXIV) afferma che quando Roma nel 225 a. C. dichiara guerra ai Galli chiede, tra gli altri, anche ai popoli confederati dei Peucezi e dei Messapi il loro appoggio militare che essi prontamente ed unitariamente attribuiscono nella misura complessiva di 50.000 fanti e 16.000 cavalieri.

Sulla base di questi dati il Cagnazzi (Saggio sulla popolazione del Regno di Napoli, p. 268, 270) afferma che la terra dei Messapi potesse aver fornito ai romani, in quel periodo, 20 soldati per ogni migliaio di abitanti, per cui stima aver avuto una popolazione complessiva di 3.000.000 di abitanti.

A partire dall'anno 1000 in poi e fino agli Angioini, il Galanti afferma che la popolazione del Regno di Napoli doveva contare poco più di 2.000.000 di abitanti.

Caprarica, nella prima metà del XIV sec., quando è sotto il possesso di Pasquale GUARINI, familiaris della regina Maria D'ENGHIEN, conta all'incirca 7 fuochi per una popolazione complessiva di 42/49 abitanti, i quali si raccolgono in caso di attacco di nemici intorno alla casa-Torre fortificata risalente ad epoca normanna.

Caprarica, quando fino alla metà del XIV sec. è divisa in due quote, la prima di proprietà del barone Agostino GUARINI, la seconda gestita direttamente dai conti d'ENGHIEN di Lecce, si può ipotizzare - dai documenti - che potesse avere un conglomerato urbano, complessivo, di 15 - 20 famiglie (considerando come base media per fuoco di 6 unità) per un numero generale di 90 - 120 abitanti circa.

Successivamente, a causa delle numerose guerre, Alfonso d'Aragona nel periodo compreso dal 1447 al 1465 effettua l'enumerazione delle famiglie, detti anche fuochi, di tutto il Regno e giunge a contare complessivamente 1.647.576 abitanti.

In questo periodo (1447/65), quando l'unico barone di Caprarica, nelle due quote, finalmente, riunite, è Antonello GUARINI, si possono contare nel borgo all'incirca 250/300 abitanti.

Dopo pochi anni il Re fa la riconta e nel 1483 trova nel Regno una popolazione complessiva di 1.540.642; Nel 1505 trova 1.760.939 abitanti. Come si vede nel Regno la popolazione aumenta, di poco più, di 200 unità circa.

In Caprarica, dopo l'invasione Turca del 1480, tra le perdite (compresi morti e deportati) e la venuta di nuova popolazione inquadrabile nei profughi (di Roca ed Ussano), nel 1506, quando il barone Vincenzo GUARINI, come si è visto, sebbene mantiene un comportamento non consono e, all'interno del casale di Caprarica si registra la presenza di ulteriori 6 fuochi di cittadini leccesi (Libro rosso cit., pp. 1236-38), qui pervenuti, si contano all'incirca 300 abitanti, segno evidente che nel borgo vi è una situazione di relativo stallo dovuta, soprattutto, al cattivo comportamento del barone locale.

Nel 1518 vi sono nel Regno 1.737.196 abitanti circa; nel 1519 si trovano 1.824.070 abitanti.

Al tempo del barone di Caprarica, Vincenzo GUARINI, il re Carlo V effettua anch'egli dei censimenti sulla popolazione e nel Registro detto "Levamentum focolariorum Regni" redatto nel 1525, che si riferisce allo sgravio dell'imposta del sale e di altri pesi sopra i fuochi del Regno, per la Terra d'Otranto si registrano 17.084 fuochi, per una popolazione complessiva di 102.504 abitanti (in tutto il Regno, invece, se ne registrano 1.778.938).

In Caprarica, invece, nel 1532 quando la Terra sta per passare, dal decadente e rapace barone Vincenzo GUARINI, all'intraprendente Gregorio ADORNO (1533) il suo bacino di utenza (capacità demografica) ammonta, a quanto afferma l'ARDITI (Op. cit., p. 104) a 57 fuochi ossia 342 abitanti almeno allo stato strutturale (se, invece, si vuole considerare 7 come unità media di un fuoco, allora, si hanno 399 abitanti).

Per capire l'evoluzione demografica in relazione alle imposizioni fiscali, si deve dire che, complessivamente, in tutto l'arco di tempo che va dalla metà del XIV sec. e fino alla metà del successivo, dal punto di vista fiscale, a quanto afferma il CERVELLINO (Op. cit. Op. cit. pp. 96-97) vi è una prima imposizione di grana 151 a fuoco (che è stata imposta in due tornate), cioè carlini 12 a fuoco nel 1442 dal re Alfonso I; e per questa imposizione si obbligano le Università del Regno al posto di 6 imposizioni, che si chiamano Collette imposte dagli antecessori, e propriamente dall'imperatore Federico, che l'introdusse sotto nome di adjutorio, come afferma CAPECE Latro (Dec. 116, num. 5); questi non si pagano ogni anno, nè vi è una somma determinata; ma secondo i bisogni si esigono, or più, or meno come afferma Luca DE PENNA (nella l. penult., num. 3, C. de Annon. Trib. Libro 10).

Per altri bisogni occorsi vengono aggiunti da Ferdinando II, nel 1496 altri carlini 5, che uniti in unum divengono carlini 15 a fuoco (Reg. Latr. In d. dec. 116 num. 6). Il Regio Fisco, però, è tenuto a dare un tomolo di sale a fuoco per il quale si paga, in questo periodo, un grano di portatura; complessivamente, all'inizio del XVI sec., i casali del Regno, e quindi anche Caprarica, hanno un'imposizione fiscale unita a quella di 10 precedenti carlini, di grana 151.

Il Parlamento Generale nel 1607 delibera che il sale si venda a chi ne ha, effettivamente, bisogno per carlini 8 il tomolo; per la Puglia, si stabilisce che il fondaco del Sale, per affitto, ammonta a complessivi annui ducati 41.000 (L. CERVELLINO, Op. cit., pp. 96-97).

Come si vede, dunque, è un discorso fiscale molto intricato; ma tornando al discorso demografico, si deve dire che negli anni del regno di Carlo V, sotto il vicerè don Pietro di Toledo e mentre in Caprarica governano i baroni, BarnabaProspero e  Geronimo ADORNO, è veramente un periodo in cui prospera la giustizia, le arti e l'umanità ed i baroni non opprimono granchè i loro vassalli, la popolazione del Regno e quella del nostro casale si raddoppia.

Nell'arco di tempo che attraversa tutto il XVI sec. (dal 1532 al 1599), l'Università di Caprarica aumenta sensibilmente, si registra nel 1545 una presenza demografica di 68 fuochi pari a complessivi 408 abitanti.

Dopo Carlo V, il Regno di Napoli passa progressivamente nel XVII sec. sotto la gestione amministrativa dei vari vicerè fino al 1734.

Nel corso del XVI secolo vengono fatte altre quattro rilevazioni demografiche in tutto il Regno che vengono, poi, pubblicate nel 1614 da Pietro Antonio Sofia nel suo mirabile lavoro "Il Regno di Napoli diviso in dodici Provincie ecc.".

Il Sofia in questo libro parla dei rilevamenti effettuati in due fasi: la prima fase è del 1561, "la vecchia numerazione", la seconda fase è del 1595, "la nuova numerazione".

Per la Terra d'Otranto, nell'anno 1561 (vecchia numerazione) appaiono registrati 71.775 fuochi per una popolazione complessiva di 430.650 abitanti. In Caprarica nel 1561, mentre è barone locale Prospero ADORNO, risulta una presenza di 91 fuochi pari a 546 abitanti.

Mentre nell'anno 1595 (nuova numerazione) appaiono registrati, in Terra d'Otranto, 66.737 fuochi per una popolazione complessiva di 400.422 abitanti. In Caprarica nel 1595, mentre è barone Geronimo ADORNO, si registra il dato demografico, più alto, corrispondente a 111 fuochi pari a 666 abitanti, come valore medio (se, invece, si vuole tenere 7 come valore medio per fuoco si hanno: 777 abitanti).

In un documento "Breve descrizione di Terra d'Otranto", redatto in Napoli da Henrico BRACCO nel 1601, si evince che l'Università di "Caprarica" mantiene inalterati i suoi 111 fuochi.

Intorno ai secoli XVI-XVIII si costruiscono, in Caprarica, numerose chiese e conventi, con inclusa la parrocchiale che è del 1600; intorno a queste strutture religiose (dove gli abitanti vanno a chiedere - a livello spirituale - venia ai loro mali e ad implorare l'aiuto di Dio in caso di attacco da parte di nemici) e a quelle fortificate dei baroni locali si stringono ed aumentano, progressivamente, di numero le povere case dei villani, i vicoli, le piazze e le case a corte dei contadini (bracciali), degli artigiani (artieri) e dei pastori.

Anche Filippo IV, quando sale sul trono di Napoli, ordina il 31 dicembre 1660 un censimento della popolazione, che va per le lunghe, e che viene condotto a termine sotto il regno di Carlo II; il 10 marzo 1670 questo censimento viene approvato definitivamente dal Tribunale della Regia Camera della Summaria e che ha dato per la Terra d'Otranto, nell'anno 1669, il seguente risultato: 44.678 fuochi per una popolazione complessiva di 268.068.

Come si vede, appena sessant'anni dopo, nel 1669 viene registrata in Caprarica una paurosa caduta del numero degli abitanti, quando è barone Niccolò-Geronimo BOTTA-ADORNO, che ammonta ad 82 fuochi, pari una popolazione complessiva di 492 abitanti. Segno evidente che nel casale, o all'interno della famiglia baronale, nel XVII sec., la situazione economico-demografica è in profonda crisi.

Questa situazione di estrema crisi, per il casato e per l'Università, si manifesta in tutta la sua tragicità quando il barone Niccolò-Geronimo BOTTA-ADORNO si vede costretto a vendere, per pagare gli enormi debiti che ha contratto, la Terra di Caprarica al genovese Francesco Maria GIUSTINIANI, il quale - come si è già visto - con diploma dell'08/05/1682 ottiene sul casale anche il titolo marchionale.

Alla fine del XVII sec. e l'inizio del XVIII il Regno comincia ad indebolirsi sia sul piano politico che economico, le guerre avanzano in modo continuo. In questo periodo scrive il Galanti: "...I baroni napoletani non solamente ne andavano per la più parte immuni o per ragiri, o per connivenza de' regj ministri (insomma non pagano le tasse), e per aperta prepotenza; ma per la strana maniera di esigere i tributi, gli stessi vassalli traevano a loro pro altrettanto, o la metà più della somma che si mandava in Ispagna...".

Da tutto questo stato di cose si capisce che la popolazione del Regno di Napoli comincia, logicamente, a diminuire prostrata, avvilita, salassata dalle continue tasse e affetta dal morbo della peste [questa diminuzione si può riscontrare confrontando i dati di Terra d'Otranto del 1595 (ab. 400.422) e quelli del 1669 (ab. 268.068)].

Con l'avvento al potere di Carlo III di Borbone la res pubblica per le derelitte popolazioni del meridione d'Italia cominciano a migliorare. Egli promulga per le Università il censimento delle persone e delle cose, ai fini di un equo pagamento dei tributi, cosicchè fa compilare dalla Regia Camera della Summaria, a norma del Real Dispaccio 4 ottobre 1740 i cosiddetti "Catasti Onciari".

L'imposta perciò viene pagata per oncia, gli immobili sono tassati per carlini tre, mentre le arti (industrie) per carlini sei. I braccianti (bracciali) sono tassati per quello che hanno, i ricchi in relazione ai loro possedimenti.

Bisogna tener presente, però, che nel Regno delle Due Sicilie il computo delle imposte (fatto per once di carlini tre) non esiste nè come moneta reale nè come moneta di conto (moneta ideale, non effettiva) [Cfr.: D. Prioli, Torino di Sangro, Lanciano, 1957].

Caprarica verso la metà del XVIII sec. vive un periodo di grande crisi, vi è povertà nel basso popolo e negli operai di campagna. Il GALIANI scrivendo nel 1750 intorno alla moneta, del Regno di Napoli, dice: "Un uomo, per povero che sia, non può in alcuna parte del Regno vivere con meno di 20 carlini al mese, quando si dovessero ridurre a prezzo e la pigione della casa, in cui vive, e tutto quel che vestendosi o nutrendosi colle proprie mani si risparmia; e tutto quello ancora che senza denaro si ricoglie, come sono le picciole industrie dè contadini di galline, uova, cacciagione, legna, viveri, frutti freschi, ed altro...".

La popolazione nel Regno delle Due Sicilie arriva a toccare un totale complessivo di 4.925.381 nell'anno 1791 ma sarebbe potuta essere ancora di più se non si fosse messa in mezzo la Sacra Inquisizione, la quale è affidata a' venali scrivani e subalterni dice il Cagnazzi "...ed il condannare i rei con pene straordinarie, ossia arbitrarie, ai giudici. Ecco un potere dispotico superiore alla stessa legittima sovranità. Oltre a questi poteri comuni a tutti i giudici, vi si univa l'autorità amministrativa per quelli della R. Camera della Summaria sopra dè beni comunali, e di tutti i pubblici stabilimenti; e così anche per i Giudici delle udienze provinciali. Questi Magistrati dunque condannavano, assolvevano, transigevano le pene come loro piaceva, dopo aver accomodate senza alcun ritegno le carte; disponevano delle rendite pubbliche, e davano sussidj, ed impieghi a chi loro piaceva: per la maggior vergogna della Sovranità si ricercava il vidit della Camera Reale, composta da cinque Magistrati, per avere esecuzione ogni nuova legge...".

Anche Caprarica alla fine del settecento, risente di quest'aumento complessivo demografico registrato in tutto il Regno, e, mentre amministra il feudo nel 1797 il barone Liborio ROSSI, il feudo sale a contare 92 fuochi pari a 552 abitanti.

Bisogna dire in verità che Caprarica, dopo gli antichi, floridi ma brevi periodi economici vissuti sotto Antonello GUARINI, Prospero ADORNO, prima, e Ambrogio GIUSTINIANI, poi, a distanza di più di 300 anni rivive un rinnovato splendore economico incentivato dal suo barone Liborio ROSSI, il quale riconsolida il borgo, che risulta essere, a quanto afferma l'ARDITI (Op. cit. p. 104) "... a forma quasi quadrangolare..." come sono, del resto, i borghi fortificati da mura nel medioevo, rifà la porta di accesso e ristruttura la chiesa matrice.

All'inizio del XIX sec., durante l'interregno Francese, avvengono, nel meridione d'Italia, grandi cambiamenti, nell'ambito dei territori comunali, infatti, i casali che hanno una popolazione complessiva intorno ai 1000 abitanti vengono designati "Comuni".

L'influsso del francese si rileva, ancora ai nostri giorni, quando nelle varie espressioni del vernacolo salentino si sente dire "...Sta bbau a ‘lla Comune..."; senza dubbio il vocabolo deriva dal termine femminile "La Commune", governo rivoluzionario francese formatosi nel 1792 e poi una seconda volta nel 1871.

Il Congresso di Vienna, con un colpo di spugna cancella quello che di buono la politica di Giuseppe Bonaparte, all'inizio del XIX sec., sta portando avanti nel meridione d'Italia, e riporta sul trono del Regno di Napoli i Borboni.

Nel 1836, mentre nel Regno Borbonico sono in atto le grandi rivoluzioni politiche, la popolazione è affetta dal cholera morbus che viene a turbare la salute pubblica, e vi permane nel Regno per quasi un anno.

Quando l'ARDITI, pressappoco cinquant'anni dopo (1879), stila la sua opera (Op. cit., p. 104), per quanto riguarda il problema della salubrità pubblica in Caprarica, afferma che vi è: "...dominanza di catarri e di febbri miasmatiche...".

In questo periodo, a causa delle continue guerre e crisi economica, scoppia nel Regno anche il grave problema dei mendicanti, che in verità è già presente nei secoli passati.

La maggior parte dei mendicanti non hanno tetto e pernottano durante l'estate all'aria aperta, e nell'inverno in caverne, tagliate nel tufo o nella roccia, in un intollerabile libertinaggio. Essi vivono nella corruzione morale ed il loro numero cresce di continuo.

A causa di questo problema, nella metà del XIX sec., in Terra d'Otranto, risulta una popolazione complessiva di 382.629, per un numero di 152 abitanti per ogni miglio quadrato; i mendicanti sono 28.678. Il Cagnazzi su questo problema scrive "...quel sistema di mendicità che un tempo era la conseguenza necessaria di un legale sistema, ora vi è per abitudine. L'infima classe dunque non molto dedita al delitto, anzi morale, è facile a mendicare, e non reputa a scorno fuggire il travaglio, ma più tosto crede una santa umiliazione. Lodevole è poi la carità dei possidenti e dei baroni, che alimentano una gran massa di mendici, e ciò indica in tutto il resto la loro moralità...".

Su questo punto non si è, affatto, d'accordo col Cagnazzi, in quanto egli quasi santifica i baroni e la classe dirigente dell'epoca per le loro "elemosine", dimenticando che se esiste questo problema lo si deve proprio alla feudalità oppressiva che ha sottoposto la Terra d'Otranto alle più oltraggiose ed abiette delle servitù.

Mentre il casale di Caprarica, come quasi tutti i casali di Terra d'Otranto, langue nella povertà e nella miseria più estrema, nel 1850 conta una popolazione complessiva di 1000 abitanti circa, e, così si presenta 10 anni dopo (1860) con l'avvenuta unità del Regno d'Italia.

Caprarica avendo una popolazione che nel 1860, oscilla intorno alle 1200 unità circa, viene definitivamente dichiarato e confermato "Comune", e, nel marzo 1865, viene emanata la "Legge per l'unificazione amministrativa del Regno d'Italia" il cui titolo II, art. 14, afferma testualmente che: "I Comuni contermini, che hanno una popolazione inferiore a 1.500 abitanti, che manchino di mezzi sufficienti per sostenere le spese comunali, che si trovino in condizioni topografiche da rendere comoda la loro riunione, potranno per Decreto Reale essere riuniti, quando il Consiglio Provinciale abbia riconosciuto che concorrono tutte queste condizioni".

Il DE GIORGI (Geografia cit., p. 128), che ha annotato la popolazione del Salento sulla base dei Censimenti ufficiali, afferma che Caprarica, all'indomani dell'Unità d'Italia, nel 1861 ha una popolazione complessiva di 1149 abitanti; dieci anni dopo, nel 1871 ha una popolazione complessiva di 1176 abitanti.

Quando l'Arditi effettua nel 1879 il suo lavoro (Op. cit., p. 104), egli afferma che Caprarica, conta 1272 abitanti, possiede 5 mulini, ha un numero complessivo di 268 case, ed in catasto conta una rendita di £. 7782,32; mentre il DE GIORGI (Geografia cit., p. 34) aggiunge che vi sono 12 frantoi.

A conferma che Caprarica, nel XIX sec., è in una fase di forte ascesa non solo demografica ma anche economica e sociale, motivo per cui anche se non ha i 1500 abitanti viene confermato Comune. A giustificazione di questa ascesa sociale l'ARDITI ci fa sapere che: "...è ben fornita di nuove strade per Martano-Maglie-Otranto, Cavallino-Lecce, Castrì-Vernole, ed in progetto per Galugnano-ferrovia ...". In questo contesto, l'Arditi proseguendo il suo commento sulla situazione sociale di Caprarica, dice che la maggior parte de: "... gli abitanti son dediti all'agricoltura, buoni d'indole e strenui faticatori. Tengono ed allevano quasi in casa molte bestie bovine e pecorine ...". Ed ancora, il DE GIORGI (Op. cit., p. 128) afferma che nel 1881 Caprarica ha una popolazione complessiva di 1248 abitanti segno, evidente, di un lento ma progressivo aumento del livello demografico.

Nei censimenti nazionali esperiti dopo i due disastrosi conflitti mondiali Caprarica - secondo i dati forniti dall'ufficio di stato civile - presenta un dato demografico che così si articola nell'arco degli ultimi cinquant'anni:

ANNO   ABITANTI

1951      2.531

1961      2.583

1971      2.676

1980      2.870

1981      2.876

1982      2.879

1983      2.939

1984      2.997

1985      2.991

1986      3.017

1987      3.012

1988      3.023

1989      3.000

1990      2.994

1991      3.006

1997      2.925

1999      2.829

Presso l'ufficio demografico del Comune di Caprarica di Lecce a tutto il 30 Ottobre 1999risultano 2.829 abitanti per complessive 1.016 famiglie.

* * *

Evoluzione Toponomastica di Caprarica: Questi sono i toponimi, più significativi, che sono stati individuati e che si sono succeduti nel corso della sua storia.

Craparice (da: L. DE SIMONE "Studi storici in Terra d'Otranto", p. 219. Editto del conte di Lecce, Giovanni D'ENGHIEN del 1372).

Creparica [dai: "Statuta et capitula florentissimae civitatis Licii" della regina di Napoli e contessa di Lecce Maria D'ENGHIEN (1410)].

Caprarica.

2. Pozzelle e neviere nel Salento leccese ed in Caprarica.

- Le Pozzelle.

Come si sa, fin dalla preistoria, l'uomo non ha mai potuto fare a meno dell'elemento primario vitale, per la sua esistenza, com'è l'acqua.

In qualsiasi insediamento urbano nel corso della storia si è proposto il problema dell'approvvigionamento idrico per usi alimentari e di igiene; tanto che il conglomerato urbano di Caprarica, come di tutti i casali, si sono formati intorno a corsi d'acqua, o dove vi sono approvvigionamenti idrici. Già l'ARDITI (Op. cit., p. 103), comunque, ci assicura che in Caprarica "...L'aria vi è buona, l'acqua di uso pluviale nell'interno, sorgiva e potabile fuori verso nord-est alla profondità di circa metri 27...".

In qualsiasi processo insediativo, perciò, i fattori determinanti sono: la struttura geologica del terreno, l'idrografia e quindi i fattori climatici, senza evidentemente minimizzare le altre cause di ordine storico.

Si sa, per esempio, che una delle ragioni che hanno prodotto l'accentramento della popolazione salentina in piccoli centri contigui, è stata la presenza dei depositi superficiali tufacei "inzuppati" come scrive il CALAMONICO "da una falda acquifera di solito poco copiosa e di lento rifornimento", per questo, per evitare l'esaurirsi dei pochi pozzi, la popolazione ha evitato di concentrare le abitazioni in uno stesso sito, dando luogo in tal modo, alla nascita di centri urbani molto piccoli e vicinissimi tra loro (Salento-leccese). Il problema della penuria idrografia, del resto, ha catturato l'attenzione del latino ORAZIO il quale, già duemila anni fa, nell'ode 3a epodon, sentenzia e chiama la Puglia "...situculosae Apulia...", dello stesso avviso è il PERSIO il quale nella I satira dice che: "...Nec linguae, quantum sitiat canis Apula, tantum...".

In mancanza di acque superficiali e nella impossibilità di attingere alla falda freatica, sempre molto profonda, gli abitanti sistemano le loro abitazioni in prossimità di avvallamenti del terreno, dove le acque piovane, per la particolare struttura del suolo, non si disperdono facilmente.

Parlando dell'idrografia del Salento, il termine "Lago" potrebbe meravigliare, eppure la toponomastica ci assicura che di "Laghi" dovevano essercene parecchi in questa zona e, anche se le dimensioni ridotte, forniscono acqua sufficiente alle popolazioni dei centri abitati e alla gente di campagna.

Il "Lago del Capraro" e il "Lago de LU-LAI" il primo in contrada Soleto-Sternatia e il secondo in feudo di Soleto. Il "LAGO ROSSO" in feudo di Caprarica sono riportati nella cartografia al 25.000 dall'Istituto Geografico Militare.

Ma altri "Laghi" sono stati presenti nel territorio di Maglie e nei dintorni di Corigliano, dove diffuso è ancora il toponimo "Padulano", "Paduli" e "Lame" si trovano poi in tutto il Salento.

E' di particolare interesse il modo con cui, l'uomo, ha badato a conservare le acque piovane che si depositano in queste naturali depressioni del terreno.

Il problema è quello, evidentemente, di evitare l'evaporazione dell'acqua durante i mesi estivi, ma è anche necessario, per ragioni igieniche, proteggere l'acqua dagli animali o dalla caduta di materiali diversi.

Pertanto gli abitanti provvedono a realizzare un altro manufatto che si può ritenere complementare all'insediamento. Sono le cosiddette "Pozzelle" o "Pozzi dei laghi", un'ulteriore manifestazione dell'operare umano che ancora si può osservare in molti paesi del Salento, compreso Caprarica.

Si tratta sicuramente di una delle espressioni più remote dell'architettura ipogea. "L'antichità di questi monumenti sembra sicura", osserva il GUILLOU, "ed essi sono un'immagine ancora tangibile di una condizione economica collettiva fondata sul gruppo familiare"

Il sistema di scavare dei "pozzi" sul fondo di più o meno estese depressioni d'origine carsica, risale ad epoche remote. Nelle città greche dell' VII secolo a.C., le "cisterne pubbliche" erano simili alle nostre pozzelle.

Certamente non possiamo affermare che le "pozzelle" del nostro Salento siano un'appendice della civiltà ellenica, nè possiamo dire se la tecnica di raggruppare le cisterne sul fondo dei "laghi" abbia avuto un luogo d'origine o sia una tecnica che l'uomo ha adottato spontaneamente.

Ma è anche vero, come osserva lo SPANO, che nel Salento "pozzelle" a gruppi si rinvengono quasi puntualmente proprio nei paesi dove memorie storiche o tradizioni orali localizzano antiche residenze dei Greci, come Carpignano, Sternatia, Galugnano, Martano e Caprarica.

Non sappiamo se anche le cisterne di Sternatia sono state delle pozzelle e se quella "matria" (da cui viene matria) indica una cisterna vera e propria oppure è stata anch'essa una pozzella più grande di uso pubblico.

Grandi cisterne per la raccolta delle acque piovane si costruiscono comunemente, nei tempi andati, in tutti i paesi privi d'acque superficiali o sorgive, dove la falda freatica è molto profonda.

Nel Salento, però, sono molto frequenti le cisterne private, di modeste dimensioni e di solito scavate all'interno dei cortili privati o comuni. Altre volte, specialmente nei paesi dove è meno diffusa la tipologia della casa a corte, le cisterne sono scavate sotto l'abitazione e sono accessibili dall'interno dell'abitazione stessa o dalla strada mediante una finestrella aperta nello spessore del muro. Se ne vedono in paesi come Caprarica, Sternatia, Martano.

L'uso delle cisterne comuni dovrebbe, pertanto, corrispondere oltre che al concetto più antico di vita comunitaria, a condizioni economiche più disagiate. Non è da escludere, che le "pozzelle" o i "pozzi dei laghi" rappresentino un sistema primitivo da approvvigionamento dell'acqua; il quale, così come è successo per i sistemi abitativi, si è cristallizzato soprattutto in quelle aree che maggiormente hanno risentito dell'isolamento e dove la gente è rimasta legata ai modi più arcaici di sfruttamento e di utilizzazione del suolo. Queste "pozzelle" chiamate anche "frèate" (dal greco pozzo), in grico "ta frèata" (i pozzi) li troviamo, in massima parte, in prossimità dei centri abitati di Zollino, Martignano, Martano, Castrignano e Caprarica.

Cento cisterne disposte in ordine, come racconta l'ARDITI, "ciascuna col nome della famiglia che la fece e cui serve" si trovavano nel luogo suburbano appellato pozzelle nel Comune di Martano. Oggi non esistono più, ma al loro posto, esiste una piazza chiamata appunto "pozzelle".

Altre pozzelle le troviamo in corrispondenza di villaggi e casali scomparsi nel medioevo (ad Apiliano e Masseria Gloria; tra Zollino e Martano).

Un'altra pozzella la troviamo nel feudo di Caprarica detta "LAGO ROSSO"; altri significativi affini toponimi, ancora, li troviamo riportati nel già descritto catasto onciaro di Caprarica di Lecce del 1744 dove si legge testualmente:

Di più nel luogo detto Le Trozze una metà di giardino di capo in semine stoppelli 4 con alberi comuni dentro; giusta li beni del Venerabile Munystero di San Matteo di DD. monache di Lecce da levante, a borea li beni à solco di Donato INGROSSO da ponente. Stimata la rendita, dedotte le spese di coltura extra: grana 75 sono oncie 2,15.

Un'altra nominata Cisterna in detto luogo Le Cicalelle, olivata, di cui 18 in fronda; giusta li beni a sulco dell'Illustre Ambroggio GIUSTINIANI da gerocco, la Cappella suddetta di Sant'Oronzo da borea, e li beni propri da levante. Stimata la rendita, dedotte le spese di coltura extra: annui ducati 22 e grana 25, sono.........oncie 74,5.

Un'altra nominata Puzzo nuovo seminatoria di ettara 3 in semine, con alberi d'olive di cui 76 in fronda; giusta li beni di detto Illustre don Ambroggio GIUSTINIANI da levante, beni propri da gerocco, e via vicinale. Stimata la rendita, dedotte le spese di coltura extra: annui ducati 4, sono..............................................oncie 13,10.

Un giardino per uso di fogliami vicino l'abitato nominato Puzziello con terra scapola di ettara 4 in semine e vigna 7 con diversi e comuni dentro, puzze due d'acqua sorgentee casa lamiata per uso d'abitazione del giardiniero, ed anco una cisterna; giusta li beni del m. Angiolo Bennardo CATTANI di Lecce da levante, via pubblica da borea, e vicinale da gerocco vicinale. Stimata la rendita, dedotte le spese di coltura extra: annui ducati 10, sono....................oncie 33,10.

Un'altra nominata Puzzonuovo, in luogo detto Pozzarelle, seminatoria di tomola 4 in semine, con alberi d'olive di cui 1 in fronda; giusta li beni propri da gerocco, i beni propri da levante, e vicinale da borea. Stimata la rendita, dedotte le spese di coltura extra: annui ducati 5 e grana 50, sono....................................oncie 18,10

Altro sito di riferimento, di sussistenza idrografica, è rappresentata dalla masseria "lu Moru", ubicata nei pressi della chiesa del Carmine, dove vi è stata la presenza di un'enorme cisterna che ha soddisfatto le esigenze non solo degli abitanti dell'Università di Caprarica ma anche dei casali vicini e delle masserie fortificate, o non fortificate, sparse nell'agro.

E' rilevante segnalare, a tale proposito, come nel catasto onciario di Caprarica risulta che le Università (Comuni) di Martignano e Sternatia hanno in gestione due pozzi, siti nella Terra di Caprarica, per i quali pagano le relative gabelle alla Regia Corte, ciò sta a testimoniare che, molto probabilmente, in queste due Università vi è scarsità di acque e, quindi, di pozzelle. Questo è il documento: "...Le Università di Sternatia (p. 307 del catasto) e quella di Martignano (p. 308) possiedono, ciascuna, un pozzo d'acqua sorgente, in feudo della Terra di Caprarica, per la qualcosa pagano distintamente: oncie 2...".

Un certo numero di pozzelle sono state presenti anche in Melendugno in località Vasca, la crutta, Lame (Torre dell'Orso), Patulicche (Borgagne) e nel territorio di Acaya di Vernole San Pietro in Padulibus, Cucuzza, Campo Vetrano, Candile ecc.

Per quanto riguarda la costruzione delle pozzelle il DE GIORGI così scrive: "...La costruzione di queste conserve d'acqua poggia su quello stesso principio adottato dapprima dal PALISSJ e più recentemente dal BARBINET per fornire di acqua quei luoghi che naturalmente ne mancano o la si trova ma a grandi profondità. Se in un terreno costituito da strati relativamente permeabili si pratica uno scavo e le pareti si circondano di muratura composta di pietre filtranti e il fondo si copre di argilla o di bitume o altre sostanze impenetrabili, allora le acque piovane si verranno a raccogliere e depositare negli strati inferiori e dureranno un tempo abbastanza lungo...".

Nel caso delle pozzelle, lo strato permeabile è costituita dalla rozza muratura e dalle marne ferruginose, lo strato inferiore impermeabile è formato dalle argille.

Le volte sono costruite di pietre informi di leccese e di calcare compatto disposto le une sulle altre senza cemento a mò delle pareti dei muri che delimitano e circondano i fondi rustici, e così dalla base fino alla bocca del pozzo.

Una volta scavate le buche nella depressione del terreno, generalmente la profondità varia dai tre ai sei metri, si procede a rivestire le pareti con pietrame informe disposto a cerchi concentrici che, man mano, si restringono verso l'alto tanto da formare una falsa cupola o una campana. Sull'ultimo cerchio si poggia un blocco parallelepipedo con foro centrale che si aggira sui 30-40 cm. di diametro.

Le "pozzelle" non sono collegate tra di loro, ma sono provviste di due a quattro aperture a fior di terra ricavate sui lati del blocco parallelepipedo di chiusura, che generalmente è sopraelevato dal piano di campagna dai 30 ai 40 cm., dalle quali si raccoglie l'acqua piovana che si accumula nell'avvallamento.

Le pozzelle appartengono ad una o più famiglie ovviamente se le pozzelle sono private; ma generalmente si tratta di strutture pubbliche, appartenenti ad Enti pubblici.

Pozzelle ad uso privato sono, invece, disseminate nelle campagne a servizio di Masserie e d'insediamenti rurali più modesti. La masseria pozzelle di Castrignano dei Greci prende il nome, però, dalle pozzelle pubbliche che sono al servizio della gente del vicino centro abitato.

Nel feudo di Caprarica le pozzelle servono oltre all'uso domestico anche per dissetare gli animali d'allevamento. Nel detto catasto onciario di Caprarica del 1744 vi sono pozzelle che rispondono a queste esigenze: "...Di più una Massaria con case di fabbrica, superiori ed inferiori per uso d'abitazione del massaro, e per rigetto dè bestiami, con curti, cisterna, ed ajera nominata...dotata d'Jnfratti territori.

Di più possiede due trappeti da macinar olive, de quali uno attrovasi in ordine, siti uno dentro una grotta attaccata alla sopra descritta Massaria, e l'altro dentro la grotta detta Il Moro con curte, e pozzo accosto; giusta li beni di Leonardo DELLE DONNE, e di Pantaleo D'ORIA. Stimata la rendita del trappeto ordinato: annui ducati 15, sono.....oncie 50".

Le stesse, poi, col passar degli anni, sono state affogate e coperte di terra e hanno creato strade e piazze.

Lo studio delle pozzelle rappresenta quindi un ulteriore supporto per lo studio del territorio, per il rapporto tra viabilità e insediamenti e, soprattutto, per capire di più i problemi della nostra gente, che ha sempre lottato per sopravvivere. Fino agli anni trenta la gente dei Comuni di Martignano, Martano, Zollino e Caprarica si recava alle pozzelle per attingere acqua per tutti gli usi.

Il secolare problema dell'acqua oltre ad avere condizionato l'economia della popolazione salentina in modo particolare l'economia agricola, ha determinato il realizzarsi d'opere che nella loro semplicità e per la loro immediatezza, quasi istintiva, rappresentano un documento di notevole importanza dal quale non si può prescindere se si vuole comprendere e studiare la storia del Salento.

*  *  *

- Le Neviere.

Un'altra manifestazione dell'operare umano, un'altra ulteriore necessità della popolazione salentina, dovuta alla scarsa e quanto preziosa acqua piovana, è la realizzazione di opere che, a tutt'oggi, testimoniano la ingegnosità di queste popolazioni.

Esiste, infatti, nei secoli scorsi, in Puglia l'uso di raccogliere la neve e conservarla in apposite costruzioni denominate: "neviere".

Percorrendo le campagne del Salento, ci s'imbatte in alcune grotte o stanze sotterranee coperte da una volta di pietra e da terreno vegetale e, destinate a conservare la neve, caduta durante i mesi invernali.

Scrive il DE GIORGI "...E di queste neviere ve ne sono parecchie in Terra d'Otranto" e questo ci rivela un fatto che si riferisce alle condizioni meteoriche del nostro clima nei secoli addietro, quando l'inverno doveva essere più rigido, e la caduta della neve doveva essere più frequente e più copiosa d'oggi.

Il religioso Giovambattista PACICHELLI, parlando di questo argomento, così rappresenta e descrive la città di Lecce alla fine del XVII sec.: "...Piena è di Giardini con aranci, fiori e frutti diversi, e benchè vi sia quantità d'acqua salmastra, supplisce la dolce, che sorge, con quella dell'area, per le cisterne.

La neve bensì viene portata da Martina, Albero Bello e da Calabria per la strada di Taranto, scarseggiandovi un poco...".

Queste neviere sono scavate nella roccia per una profondità che si aggira dai 5 ai 6 metri, a pianta quadrata o rettangolare con dimensioni fino a 10 metri di lato, queste camere sotterranee sono generalmente coperte con volta a botte ed hanno l'accesso mediante finestrelle aperto su uno dei lati a piano di campagna.

Fin dall'epoca romana, la raccolta della neve o del ghiaccio è un'attività molto praticata e, si protrae fino alla seconda metà dell'ottocento quando si comincia a produrre il ghiaccio artificialmente.

Nel leccese la vendita della neve è testimoniata da alcuni documenti della metà del settecento.

Nei catasti onciari dei Comuni sono riportate frequentemente neviere facenti parte delle masserie. La presenza di tante neviere in provincia di Lecce diventa fondamentale nell'economia locale.

La raccolta della neve, durante le giornate in cui le campagne sono innevate diventa, addirittura, conveniente per i proprietari di masserie che avevano una neviera.

La manodopera viene ingaggiata per raccogliere la neve nei periodi invernali in cui le campagne sono inattive.

La neve raccolta viene sistemata all'interno della neviera evitando di lasciare spazi vuoti o interstizi nei quali può infiltrarsi l'aria e favorire lo scioglimento. Quindi è necessario pressare e rendere uniformi i vari strati di neve. Uno strato di paglia viene messo sulla superficie compatta per creare un'adeguata stanza termica rispetto all'aria circostante.

Quando si vuole prelevare il ghiaccio, si apre la finestrella della neviera, precedentemente, murata a tenuta stagno, si toglie la neve pressata in blocchi squadrati che vengono sistemati in queste casse di legno foderate internamente con una lamiera: le comuni ghiacciaie usate fino a qualche decennio fa.

Una delle neviere più grandi che si conosca è quella che si trova sotto il castello Carlo V, costruito dall'architetto militare Gian Giacomo DELL'ACAYA, di Lecce.

In molte masserie, nobiliari, sparse un po' in tutto il Salento vi erano le neviere. Una "...neviera atta a conservar la neve..." è riscontrabile presso la masseria Favarella, di Acaya, di proprietà nel 1674 del pizzimicolo di Lecce Andrea FAVARELLA, dal quale ha preso, poi, il nome definitivo.

Anche Caprarica ha posseduto le sue neviere; una è posta, a quanto afferma il catasto onciario del 1744, presso una casa-torre, di proprietà di Diego BRUNETTI, patrizio di Lecce (p. 244 del catasto). Il documento recita: "...Possiede il Palazzo con più e diverse camere superiori ed inferiori, stalle, rimesse e nivera con piccolo giardino di delizia, sito fuori l'abitato per uso proprio e del suo agente, quale protrebbesi affittare a ducati 5. Di più accosto a detto Palazzo, un trappeto in ordine da macinar olive, stabilita la rendita per annui ducati 15, sono...oncie 50.

3. La Casa a Corte.

La Corte, non esclusiva del Salento, sorge come bisogno elementare ed umano di vita associativa, come concentramento di più unità abitative che si aggregano o per vincoli di consanguineità o per via di rapporti sociali.

La lettura del nostro paesaggio rurale, i cui radi "furnieddhri" hanno funzione non abitativa, ci permette di comprendere le ragioni storiche che in età medioevale determinano esodi massicci dalle campagne e portano alla formazione dei tanti minuscoli agglomerati urbani che costellano la nostra provincia.

Secondo alcuni studiosi, la contrapposizione fra villaggi concentrati e insediamenti isolati deriverebbero dai tipi di colonizzazione originari, e, che l'insediamento concentrato è un fatto molto antico ed è imposto da un'agricoltura intensiva dalle tendenze comunitarie.

Così la colonizzazione romana in Italia ha determinato per la diversa natura dei terreni e delle colture possibili, nel nord la forma dei "centuriati" o dei "castra curtis", mentre, nel sud ha dato vita, soprattutto, al latifondo e alla "Villa rustica".

Questi caratteri sono, ancora, visibili, nei loro elementi originari, nella villa identificata, nei suoi ruderi, nell'area presso l'abbazia di San Niceta in Melendugno, oppure, nella villa, di epoca romana, dove si possono vedere, ancora, parti dell'alzato murario di base. Questa villa rustica è sita presso un vecchio frantoio-ipogeo (il romano "trapetum") posto nelle immediate vicinanze dell'insediamento di Ussano.

L'insicurezza dei viveri sparsi, le insidie della pirateria e della malaria, attestata preferibilmente lungo la costa, le guerre ed i terremoti e, non ultime cause, la prevalenza del bracciantato ingaggiato sul mercato delle piazze; le esigenze padronali di convogliarlo attorno alla propria dimora gentilizia a scopi di utilizzazione e di controllo, dovettero incentivare il cosiddetto "vivere vicatini", ossia l'addensamento in borghi e la nascita della corte come "proliferazione di moduli elementari" attorno a strutte emergenti e, quindi, come cellula costitutiva del tessuto originario dei nostri centri storici di cui rappresenta la tipologia architettonica espressa prevalentemente dalla società contadina.

La casa a corte si configura nel Salento, e quindi anche a Caprarica, come tipo di abitazione caratterizzata dalla presenza di uno spazio scoperto, comune o privato, intorno a cui, si dispongono una o più unità abitative.

Tra le diverse corti merita attenzione la "corte chiusa" con l'affaccio sulla strada con un portone d'ingresso ad arco munito di infisso a due battenti e si giova di un disegno elementare.

Un tipo di corte arcaica, prevalentemente a sud di Lecce, nell'area ellefonica, consiste di un cortile rettangolare con accessori e servizi in comune (cesso, forno, pozzo, pila per lavare, nel quale esistono stanze di circa 30 mq. Fornite sul retro, di modesto ortale.

Questo tipo di corte, con tetti embricati (da imber, che significa pioggia) e a canne e con fosse granarie scavate nel cortile, risulta più diffuso in aree depresse e ad agricoltura cereaticola dove la manodopera è costituita prevalentemente da "braccianti" e mezzadri.

In alcune zone salentine dove vi sono grossi centri abitativi (Galatina, Galatone ecc.) le condizioni economiche sociali sono più agiate, le case a corte sono più articolate e presentano una più evoluta distribuzione di spazi ed accolgono nuovi elementi strutturali e formali.

Rispetto al tipo arcaico, queste corti sono arricchite da scale a varie rampe che conducono ai vani superiori e a quelle deliziose logge sporgenti sovrastanti i portoni che riecheggiano il menianum vitruviano e che dal censore Gaio MENIO, che per primo le adottò come pergulae profectae, prendono il nome di pignani o mignani. Si tratta di balconate, sostenute spesso da mensole robuste e non di rado decorate da cornici, le quali consentivano soprattutto alla donna, di uscire momentaneamente dalla riservatezza della vita della corte per partecipare discretamente e senza essere vista, alla vita del paese.

Nella casa a corte di Martano e di Caprarica, lo storico-filosofo Salvatore GAETANI riconosce analogie con la casa ellenica descritta da OMERO: "Nella casa omerica, un cortile circondato da portici tutto intorno s'apre sulla strada e su uno spiazzale; sotto i portici o rasente il muro vani per le scuderie, mulini per braccio, alloggio di schiavi e di forestieri che chiedono asilo; nel centro del cortile l'altare di Zeus; di dietro un orto o un giardino".

Le stesse caratteristiche le riscontriamo nelle case a corte di Caprarica e Martano. Il cortile n'è la parte principale: su di esso si snodano le abitazioni, le stalle, i magazzini, al centro, al posto dell'altare, un pozzo; di dietro l'immancabile orto.

Un muro alto, bianco di calce, senza alcuna apertura all'infuori di una porta a due battenti, separa l'intimità del cortile della strada, perchè il cortile è sacro all'intimità e alla santità della famiglia. I bambini vi giocano, le galline vi razzolano, le donne vi tessono o filano, le vecchie vi ciarlano, gli uomini si fermano, dopo una giornata faticosa nei campi.

La poesia popolare sovente allude alla corte come sede dei più dolci affetti e di serena espansività, non solo in vita, ma anche dopo la morte; "La fanciulla mi viene in sogno canta la prefica -in una nenia funebre - passeggiando nel cortile e piange perchè sua madre non s'affaccia per vederla".

Affinità strutturali con le corti del periodo rurale, si riscontrano nella corte privata o padronale che consente rispetto a quelle, i caratteri generali. Essa è abitata da piccoli proprietari terrieri e consta di locali più numerosi e più ampi, d'accessori più confortevoli e d'elementi disposti secondo una distribuzione gerarchica.

Caratteristiche difformi dalle dimori contadine si riscontrano in un tipo di abitazione che, pur non potendosi definire corte padronale, con la quale ha somiglianze, deve ritenersi Corte privata per essere appartenuta a famiglie nobili o di latifondisti oppure ad esponenti borghesi, professionisti ed ecclesiastici.

Questo tipo di corte, provvista di mignano e assai diffusa nelle leccese, si presenta come una serie d'impianti complessi ed elaborati che solitamente troviamo descritti nei rogiti notarili sei-settecenteschi come "...paio di case consistenti in sala, camera, horto, cortiglio, cisterna, scala al cortiglio che sale ad un terrazzo lamiato...".

Alla luce di queste considerazioni siamo convinti che le nostre case a corte, siano esse contadine, padronali, gentilizie abbiano un posto considerevole nella storia salentina.

Il lettore potrà ripercorrere un proprio itinerario della memoria, e, riappropriarsi di una realtà ambientale e gergale che va scomparendo, sotto l'offensiva di una moderna tecnologia.

Casa a corte

4. I vecchi Frantoi ipogei.

Fino alla metà di questo secolo sono assai diffusi in Caprarica, come in tutti i Comuni del Salento, gli antichi "Frantoi ipogei" ("Trappiti ecchi"), veri antri privi di aria e di luce e nei quali, alla debole fiamma di fumose lucerne ad olio, si muovono, scalzi, i "trappitari" (frantoiani).

Scrive l'ARDITI (Op. cit., p. 104) che Caprarica di Lecce Ã¨ "...quasi tutta coltivata ad ulivi; e le produzioni in generale sono l'olio..."; il DE GIORGI (Op. cit., p. 34), a conferma del primo, aggiunge che: "...Vi sono in Caprarica 12 frantoj per olio..."; e (Bozzetti cit., p. 335) precisa che a Caprarica: "...La principale industria agricola è l'oleificazione; e l'uliveto difatto circonda tutt'intorno il paese e si estende fin quasi al mare Adriatico...".

Anche in località Ussano, come è stato già detto al Cap. I, paragr. 4°, vi sono i resti di un vecchio frantoio ipogeo il quale è stato conosciuto, in passato, col toponimo "trappitu te Santusì" ovverossia "te Santu Simi".

Si riporta, per comodo, la già citata delibera apparsa sul registro decurionale del Comune di Cavallino, relativa agli anni 1857-1860 (recuperata dal prof. A. GARRISI e gentilmente concessaci), riguardante un inventario dei frantoi siti in detto Comune, a proposito del frantoio-ipogeo di Ussano si legge: "Anno 1857, addì 29 giugno a Cavallino... riunito il Decurionato.... Il Sindaco disse.... Il signor D. Luigi DE LUCA, Agrimensore Cedolato, coll'assistenza degli Agenti comunali ha eseguito la presente operazione. 1° e 2° (omissis) 3°: Un altro trappeto detto S. Simi, distante dal Comune un miglio, e terzo; cioè alla distanza maggiore assai del detto 1/10 di miglio e nella zona meridionale giusto rispetto al Comune stesso. 4° (omissis): osservandosi che anco questi due ultimi trappeti sono al livello inferiore all'ingresso; mancanti di condotti per lo scolo della morchia, come i due prima, e che perciò le morchie si estraggono dai sentinarii e si trasportano altrove con vettura. Sono ancora con Molini a Strettoi secondo gli antichi sistemi. Compenso per la perizia ducati 1 e 80 grana...".

Gaetano MELE di Melendugno (mio nonno), avendo fatto per molti anni "lu Nachiru - il capo frantoiano", di gran fama negli anni 1940-50, ha raccontato che, in passato, il mestiere di trappitaru, dai leccesi è stato considerato poco dignitoso e non vi è stato un solo abitante che si è prestato ad esercitarlo; esso, quindi, è stato esercitato da gente del basso Salento - dai cosiddetti poppiti - i quali hanno emigrato appositamente e temporaneamente per la stagione delle olive. Molti di Caprarica, in passato, hanno esercitato questo mestiere. Al contrario di Lecce, nei paesi, questo mestiere, è considerato di buon livello ed equiparato agli artieri (costruttori dei carretti agricoli) o ai ferrari (fabbri); attualmente, il mestiere di trappitaru, potrebbe corrispondere ad un tecnico e lu nachiru ad un tecnico specializzato.

Il termine dialettale nachiru deriva dall'italiano "Nocchiero". Il nocchiero, come si sa, governa la nave e, in passato, il destino dell'equipaggio dipendeva tutto dalla sua destrezza ed abilità ... così come la buona riuscita di un prodotto oleario, nei frantoi-ipogei, dipende tutto dalla destrezza ... te lu nachiru e dei suoi trappitari.

Il motivo per cui i trappiti sono sotterranei va spiegato col fatto che, d'inverno, in essi la temperatura è meno fredda che nei locali fuori terra e quindi la torchiatura delle olive riesce meglio tecnicamente.

Le macchine olearie di questi antichi frantoi sono costituiti dalla macina e dai torchi. La prima ha una sola ruota ma di grandi dimensioni (sino ad 1,90 di diametro per 0,50 mt. di spessore) e fatta di pietra calcarea locale. Essendo essa priva di palette mescolatrici, un trappitaru deve di continuo riportare la pasta sotto la macina.

I torchi sono attrezzati con l'asse di legno a vite. Per ogni frantoio-ipogeo vi è una macina grande per la prima pressione e con la piattaforma di oltre un metro e quattro piccole per la seconda pressione.

La stretta viene data per mezzo di un'asse mobile, detta in vernacolo "stanga", che s'infila negli appositi fori della testa della vite. Questa, poi, viene fatta girare direttamente dai frantoiani ma verso la fine della pressione, indirettamente, per mezzo di un argano. In altri casi la stanga viene fatta girare da due cavalli. Si usano, generalmente, fiscoli di giunco.

Alla base di ogni torchio è scavata una vaschetta circolare dove si raccoglie il liquido che cola dal torchio. Queste vaschette sono dette angeli dal greco angelos che significa: vaso.

La molitura si fa a fondo e la torchiatura viene eseguita due volte; ogni pressione dura cinque, sei ore. Una torchiatura così prolungata sfrutta quasi bene la pasta, però, ritarda molto la lavorazione. Avviene, perciò, che, specie nelle annate di abbondante produzione, la lavorazione delle olive si prolunga fino ad aprile ed esse restano, talvolta anche per molte settimane, nei depositi dove si alterano ed ammuffiscono, dando così luogo ad olio di pessima qualità.

Le olive si conservano in locali detti camini annessi al frantoio, ammassate in strati, a volte, alti due o tre metri o più. In essi, spesso, il riempimento ha luogo dall'alto e lo svuotamento dal basso per mezzo di apposite aperture.

Naturalmente così conservate, ed a volte per un mese e più, le olive danno, come già detto, olio pessimo che in gran parte viene adibito per l'illuminazione, non solo in Italia ma anche all'estero, dove viene asportato.

Si produce, però, anche olio buono, sia pure in piccoli quantitativi, specie ad uso dei proprietari e dei ricchi. Allo scopo si destinano olive fresche, magari spruate, cioè fatte cadere dall'albero con le mani o battute con una canna e subito raccolte, cernite, spesso lavate e si usano fiscoli nuovi o quasi.

In Caprarica vi sono diversi frantoi-ipogei, alcuni persi alla memoria storica; taluni sono stati da noi rilevati presso l'A.S.L., precisamente nel catasto onciario del 1744 e, perciò, possono essere ricordati e riscoperti:

un tal Francesco LONGO Possiede una chiusa in luogo detto Trappeto del Moro, seminatoria di stoppelli 6 in semine con alberi comuni dentro, ed un albero d'olive, giusta li beni di Diego GARRISI da borea, da gerocco e ponente via pubblica. Stimata la rendita, dedotte le spese di coltura extra: annue grana 75 sono..oncie 2,15

Il marchese Fabiano GIUSTINIANI ...possiede due trappeti da macinar olive, de quali uno attrovasi in ordine, siti uno dentro una grotta attaccata alla sopra descritta Massaria, e l'altro dentro la grotta detta Il Moro con curte, e pozzo accosto; giusta li beni di Leonardo DELLE DONNE, e di Pantaleo D'ORIA. Stimata la rendita del trappeto ordinato: annui ducati 15, sono..........................................oncie 50

Il ricco proprietario Diego BRUNETTI possiede di più accosto a detto Palazzo, un trappeto in ordine da macinar olive, stabilita la rendita per annui ducati 15, sono.............................oncie 50

La marchesal camera di Caprarica possiede Trappeti 4 in ordine da macinar olive siti in 2 grotte dentro il Palazzo Marchionale con un giardinetto di sopra d'agrumi di delizia. Stimata la rendita, dedotte le spese di coltura extra: annui ducati ............60.

Due altri frantoi-ipogei sono lungo l'attuale via Matteotti.

5. La situazione politica nel meridione d'Italia ed in Terra d'Otranto nella prima metà dell'ottocento.

Alla fine del XVIII sec. il re Ferdinando IV, per difendere la sua politica ed il suo trono, applica, nel meridione d'Italia, un regime autoritario e poliziesco.

Il popolo si ribella ed aiuta i francesi i quali, il 25 gennaio 1799, entrano in Napoli e proclamano la Repubblica Partenopea che dura appena fino al giugno 1799; il generale Oronzo MASSA, barone di Galugnano, fermo sostenitore della Repubblica, è costretto a firmare la resa e, successivamente viene arrestato e giustiziato; in tutto il Regno le stragi e le uccisioni non si contano.

Il re Ferdinando IV, ripresosi lo scettro regale, regna con maggiore spietatezza, mal consigliato, soprattutto, dalla propria consorte Maria Carolina.

In questo triste scenario il TANZI, scrivendo sulla situazione del Salento (in "L'Archivio di Stato di Lecce", pp. 192-193), afferma: "...In sul declinare del secolo XVIII nella nostra provincia il mondo dei feudi, con tutto l'apparato dei suoi abusi, reggeva e perdurava pienissimo; e in complesso ne usciva uno stato sociale che aveva propri caratteri e presentava fenomeni speciali e distinti. Chi avesse percorsa e esaminata la regione, sarebbe rimasto a prima vista colpito da una cert'aria di decadenza e squallore: le tracce profonde dell'età di mezzo spiccavano evidentissime: le città demaniali s'erano ridotte a cinque soltanto (Brindisi, Gallipoli, Lecce, Otranto, Taranto): i feudi ascendevano a trecento e più, di cui moltissimi disabitati: dovunque s'incontravano manomorte, disuguaglianze civili con un assieme di pregiudizi tradizionali e inveterati, dovunque vincoli fiscali e barriere feudali poste alla proprietà, al commercio e all'industria. La politica assolutista ed unificatrice della nuova monarchia napoletana aveva anche cagionata la piena decadenza di tutto quel complesso di autonomie e istituzioni, di franchigie e privilegi, di cui le nostre Università erano state arricchite dalla Casa Aragonese, dopo la devoluzione dei grandi feudi di Lecce e di Taranto; e gli ordini del reggimento municipale, destinati in origine a proteggere le classi inferiori, ora subivano anch'essi il predominio e l'influenza del baronaggio e delle più cospicue e nobili famiglie cittadine....il popolo taceva e serviva...In tale stato di cose una nuova dottrina che rispondesse alla necessità dei tempi, e richiamasse il cittadino agli altri interessi della condizione etica e politica di lui, doveva fare rapidi progressi....Così avvenne appunto per la Carboneria, la quale, pervenuta nella nostra Provincia insieme con la dominazione francese, si diffuse con mirabile rapidità in tutti i luoghi. Le moltissime associazioni che essa creò in Terra d'Otranto, nella quale si affratellarono tutti i ceti della borghesia, dall'umile contadino al ricco possidente, servirono ad educare le masse alle idee innovatrici della grande rivoluzione; la loro scuola soprattutto ridestò la sopita coscienza politica. La nuova dottrina si adattò alle condizioni storiche locali: non assunse, come in qualche altra parte d'Italia, un carattere antireligioso; e basta a dimostrarlo la circostanza che i più alti gradi delle vendite furono dati ad arcidiaconi, a canonici, a parroci, sacerdoti, preti, monaci, e ad altre persone ecclesiastiche... Nelle vendite della Carboneria agli alti fini morali ben presto si sposarono fini politici: accanto ai concetti di fratellanza, umanità e libertà sorsero quelli di patria e di indipendenza; e si vagheggiarono le forme costituzionali, cui fecero capo le rivoluzioni del 1820 e 1848".

In Terra d'Otranto, dunque, i fermenti di libertà contro il regime borbonico vengono manifestati nel nascondiglio delle società segrete che si sviluppano in ogni Comune.

In questo clima così esasperato, da una parte la gendarmeria borbonica esegue, ogni giorno, arresti e fucilazioni, dall'altra i malviventi ne approfittano per compiere assassinii e ruberie di ogni genere.

Nel 1825 muore il re Ferdinando I ma la salita al trono del figlio Francesco I (1825-1830) non fa cambiare un granchè la situazione economica e politica del meridione.

Tra il 1848-1860 in Lecce, come in tutti i Comuni del Salento, si registrano numerose manifestazioni per la libertà dove si vedono i petti ed i berretti di molti cittadini, laici e religiosi, fregiati di coccarde tricolori.

Scrive S. LA SORSA ("Gli avvenimenti del 1848 in Terra d'Otranto", p. 32), del Salento di quegli anni, "...il cui ambiente è ortodosso in fatto di fede, le nuove dottrine si adattano alle condizioni locali, bandendo dal loro programma ogni parvenza anticattolica, e dando alle Vendite un carattere eminentemente umanitario..."; tra i Carbonari si vagheggia l'ideale di un'Italia libera ed unita. Il concetto dell'indipendenza d'Italia si plasma e si consolida attraverso le tappe del 1799, del 1821, del 1831, del 1848 e, infine, del 1859.

Non solo in Vernole - capoluogo pretorile di questo circondario - ma anche negli altri Comuni che lo compongono (Calimera, Melendugno e Borgagne, Caprarica di Lecce, Castrì di Lecce), l'amore per una nuova patria viene vivamente sentito, come lo dimostrano nel 1848, ad esempio, Calimera col festeggiare la Costituzione, Melendugno con le audacie del sacerdote don Paolo SANTORO, Caprarica col liberalismo del sac. Raffaele PARLATI.

Come scrive, ancora, il LA SORSA (Op. cit., p. 80), in occasione di alcune feste promosse dai liberali, a Calimera, intorno al 1848, il Sac. Raffaele PARLATI di Caprarica si presenta sul pulpito dell'altare maggiore della chiesa matrice, con la fascia tricolore, per parlare, in presenza di una grande moltitudine di fedeli, a favore di una forma di governo costituzionale, non senza lanciare invettive contro il sovrano napoletano indegno di salire al trono.

La votazione del Plebiscito avviene, in tutto il Regno di Napoli, il 21 ottobre 1860 con lo slogan: "Il popolo vuole l'Italia una e indivisibile con Vittorio Emanuele Re costituzionale e suoi legittimi eredi"; le Corti di Cassazione di Napoli e di Palermo il 5 novembre 1860proclamano 1.310.266 SI e 10.102 NO per le province napoletane, 432.054 SI e 677 NO per le siciliane.

Per quanto riguarda la Terra d'Otranto, su 111.951 iscritti in tutta la provincia di Lecce, votano per il SI 94.570, per il NO 929, si astengono 16.452.

A Caprarica di Lecce, si registrano, su 260 votanti, 257 voti affermativi e 3 contrari. Tiene un discorso celebrativo il funzionante da Sindaco Paolino GHEZZI e vi assistono, fra gli altri, i decurioni (vedi nota 17) Pantaleo VERRI, Pasquale PARLATI e il capo della Guardia Nazionale, barone Costantino ROSSI.

Il sacrificio umano e patriottico, nelle lotte contro i borboni e nelle tre guerre di indipendenza, fu oggetto di un intervento di sostegno gestito dalla Società Solferino e San Martino e alimentato dal contributo che, su richiesta delle Regie Prefetture, ogni Comune inviava annualmente.

Anche al Comune di Caprarica di Lecce, perciò, il Regio Prefetto di Lecce, in data 15 maggio 1889, invia una lettera chiedendo un contributo per le varie iniziative della società.

Questo è il contenuto della lettera: "R. Prefettura di Terra d'Otranto, Divisione Gabinetto, n° 175. Oggetto: Società Solferino e San Martino. Martirologio italiano/.La patriottica società che s'intitola dalle due gloriose battaglie di Solferino e San Martino ha raccolto e speso sinora circa 300.000 lire frutto di volontarie oblazioni per la costruzione della torre monumentale dedicata alla memoria del Re Vittorio Emanuele II e di coloro che dal 1848 al 1870 combatterono per la patria.

Per ultimare tale torre occorre una somma di 100 mila lire, e, per raccoglierla, la patriottica Società ha, tra gli altri mezzi, pensato di mettere in vendita un libro di memorie patrie intitolato: "il Martirologio italiano". A nome di S.E. il Presidente del Consiglio dei Ministri, ne trasmetto un esemplare alla S.V. con preghiera di farmi tenere la somma di £. Cinque, prezzo del libro, concorrendo così anche cotesto Comune alla grande opera.

Il Prefetto:

Daniele VASTA".

6. I fermenti di sviluppo in Caprarica, nell'ottocento, visti attraverso l'ottica di alcuni atti comunali.

Nonostante il XIX secolo sia interessato dalle due rivoluzioni del 1820-21 e di quella del 1848, contro il regime Borbonico, gli amministratori del Comune di Caprarica cercano di sviluppare, all'interno del loro territorio, la struttura urbana e di elevare il livello socio-economico dei loro abitanti.

Attraverso alcuni atti, reperiti presso l'A.C.C., si cercherà di dare un quadro sintetico, quanto più possibile rappresentativo, di quella che è stata, nell'ottocento, l'attività nei vari ambiti d'interesse amministrativo e produttivo.

Dal documento che segue si evince la natura commerciale che anima l'attività produttiva degli abitanti di Caprarica, all'inizio del XIX secolo, e si capisce anche perchè trattano prodotti che poi possono esporre e vendere non solo sui mercati dei Comuni limitrofi, ma anche nelle diverse e già conosciute fiere locali.

Questo è il documento: "L'anno 1860 il giorno 16 dicembre, nella Casa Comunale di Caprarica di Lecce, avanti di noi Paolino LEZZI, 2° Eletto, funzionante da Sindaco, assistito dal cancelliere comunale Arcangelo PARLATI e con l'intervento del 1° Eletto, Salvadore MAZZEI, si procede alla sub hasta deffinitiva per lo appalto del dazio sull'acquavite, sul rosoli, ed altro liquori per l'anno 1861 rimasto provvisoriamente aggiudicato ad Antonio PARLATI per ducati 16 giusta il verbale dei 8 suddetto mese di dicembre sotto le condizioni pregiate nei precedenti atti preparatori soggetti all'approvazione. Visto il manifesto pubblicato il giorno 9 dello stesso mese di dicembre, procedendo noi come sopra abbiamo fatto annunziare al Pubblico sopra detta offerta di docati 16 dal serviente comunale Giuseppe SANTORO, dato ed accesa la prima candela dopo gli avvertimenti(?) del banditore suddetto comparve Domenico GRECO col suo garante, ed offrì ducati 18; indi Pantaleo GRECO ed offrì ducati 19; (altro) Domenico GRECO ducati 20; Pantaleo CASTRIOTA ducati 21; e così proseguendo la gara, tra vari pretendenti ebbero luogo varie offerte l'ultima delle quali fu prodotta da Pantaleo CASTRIOTA per docati 23, sulla quale furono accese tre candele consecutive invitandosi il pubblico banditore e per migliorarla e l'una dopo l'altra si estinsero senza la sopravvenuta altra offerta maggiore, per cui il dazio suddetto dei liquori lo abbiamo dichiarato diffinitivamente aggiudicato al nominato Pantaleo CASTRIOTA, per la somma da lui offerta di ducati 23 colla garenzia solidale di Antonio DELLE DONNE, proprietario domiciliato in questo Comune presente ed accettante tutte le condizioni relative all'appalto del suddetto dazio giusta i precedenti atti preparatori che essi CASTRIOTA e DELLE DONNE dichiarano averne piena conoscenza per cui le accettano, e solidalmente obbligano osservarle ed eseguirle ed all'effetto (...) e tutti i casi fortuiti opinati, ed inopinati, impreveduti e per la esecuzione del presente contratto per patto espresso convenuto, salvo la superiore approvazione. Di tutto ciò si è redatto il presente verbale che si è sottoscritto dal garante DELLE DONNE, da Noi 1° Eletto e cancelliere comunale non già dall'aggiudicatario CASTRIOTA per aver dichiarato di non saper scrivere. Antonio DELLE DONNE garante, Paolino LEZZI 2° Eletto, Salvadore MAZZEI 1° Eletto, Arcangelo PARLATI cancelliere.

Il presente verbale di sub hasta diffinitiva è stato approvato dal Governatore della Provincia lì 10 febraro 1861. Il Decurione funzionante da cancelliere Giovanni MAZZEI. N° 194 registrato a Martano lì 16 febraro 1861, Reg. 1°, Vol. 49, Fol. 27, casella 5^, grana 80. Il Ricevitore G. VIVA.".

A ratifica di questo documento, viene stilata una certificazione, sugli appalti dei dazi relativi al vino ed al liquore, in data 31 dicembre 1860 del seguente tenore: "Certifico io qui sottoscritto cancelliere comunale di Caprarica di Lecce che nell'appalti dei dazi sulla mulitura vino e liquori rimasti diffinitivamente aggiudicati il giorno 16 dell'andante mese di dicembre: il primo per ducati 262, il secondo per ducati 135 ed il terzo per ducati 23 fra i termini di legge non si è prodotta offerta di decima, o asta, ne altra offerta di aumento fin'oggi sotto segnato giorno. Caprarica di Lecce 31 dicembre 1860. Il cancelliere comunale Arcangelo PARLATI. Manca il suggello perchè non si è avuto. Visto il Sindaco ff. Paolino LEZZI. Approvati, Lecce 1 febrajo 1861. Pel Governatore, l'Intendente ff. da segretario generale (illegibile). N° 125, Registrato a Martano il 16 febrajo 1861, Reg. 17, Vol. 49, Fol. 27, casella 6. Dritto grana 20".

 

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Lo stretto legame che unisce l'attività amministrativa dei consiglieri comunali con il parroco si evince, molto bene, dalla preoccupazione di sistemare, al più presto, alcune strutture religiose, della chiesa madre di "San Nicola", adibite al culto: "Dalla Comune di Caprarica di Lecce, 30 Dicembre 1862. Mandato di esito per docati 6 e grana 24. Il signor tesoriere comunale Pasquale GRECO dalla somma di dogati 10 fissata alla categoria ottava del titolo 26 del bilancio preventivo dell'esercizio 1862, ne pagherà al signor parroco don Nicola MARULLI la somma di dogati 6, e grana 24, e ciò per la ricostruzione del nuovo lanternino in quanto alla lastriera, dipintura magistero ed altro,, come anche per le lastre nuove alla vetrina della sagrestia della chiesa parrocchiale giusta la deliberazione della Giunta Municipale del dì 28 dicembre 1862.

F.to: il Sindaco: Salvatore LUPARELLI

L'Assessore: Paolino LEZZI

Vale per ricevuta per la somma di dogati 6 e grana 24 contenuta nel presente mandato.

Firma della parte prendente:

Nicola Arciprete MARULLI".

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Il signor Pasquale GRECO, tesoriere del Comune di Caprarica di Lecce, paga dai fondi risultanti dal bilancio comunale dell'anno 1863 all'individuo infranominato la somma di £ire italiane 34 o docati 8.

Luigi GRECO, segretario comunale, il 5 dicembre 1863 viene elargita la somma di £ire 34 per gratificazione per il suo impegno profuso per il rilascio dei biglietti di pubblica Sanità ai singoli individui di questa comunità.

Il presente mandato, emesso dopo delibera del C.C., è firmato dal sindaco Salvatore LUPARELLI viene registrato al n° 1, categoria settima del 05/06/1863.

* * *

L'interesse e la presenza dell'amministrazione locale, per l'organizzazione delle feste patronali, si evince da un mandato di pagamento, di Ã‚£ire italiane 17, pari a ducati 4, emesso a firma del medesimo già detto tesoriere comunale, dove si rileva come il Comune dia il suo contributo per la Deputazione della festa della ricorrenza del protettore San Nicola.

La somma viene prelevata da uno stanziamento nel bilancio e viene riscossa dai componenti la Deputazione, Angelo PELLE' e Nicola GRECO.

La somma viene registrata al N° 1 del Reg. mandati dell'art. 35, categoria ottava, emesso in data 27 giugno 1864 a firma del sindaco Salvatore LUPARELLI.

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Altro mandato di £ire italiane 48 e centesimi 5, pari a ducati 11 e grana 30 viene pagato a tal Pasquale ERROI quale artefice che ha accomodato la macchina del pubblico OROLOGIO, vitto allo stesso ed al discepolo per quattro giorni, paglia e biada all'asino.

Tale somma viene prelevata dal titolo 1°, art. 30, parte 2^ passivo, emessa il 30 settembre 1867 a firma del sindaco Pantaleo VERRI, dell'assessore anziano Liborio ROSSI (barone) e del deputato delle opere pubbliche Agostino PARLATI.

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Questo è un mandato molto singolare, indicativo della grande solidarietà ed umanità nella società di quel tempo.

Il tesoriere comunale Pasquale PARLATI emette un mandato di Ã‚£ire italiane 8 e centesimi 50, pari a ducati 2, nella ricorrenza della morte della Guardia Rurale del demanio Giovanni MORCIANO. Alle due Guardie Nazionali per guardarlo in campagna, vengono elargite, £ire 3; ai quattro uomini che lo asportarono da campagna £ire 2 per darli sepoltura; per due messi uno a Martano e l'altro a Lizzanello £ire 2,50; per una elemosina ad un cieco £ire 1. Totale £. 8,50.

La somma viene registrata al titolo 1, dell'art. 48, categoria nona, parte 2^ passivo, emesso in data 20 agosto 1869 a firma del sindaco Pantaleo VERRI e dell'assessore Liborio ROSSI.

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La ricorrenza della settimana Santa è molto sentita dal popolo di Caprarica di Lecce, tanto che il Comune emette un mandato di Ã‚£ire italiane tredici e centesimi 30 per aver invitato il signor Alessandro PAGLIARINI a recitare la predica della Passione nel venerdì Santo non essendo comparsa al quaresimale.

La somma viene registrata al titolo 1, dell'art. 49, categoria nona, parte 2^ passivo, emesso in data 16 aprile 1870 a firma del sindaco Antonio CUCURACHI e dall'assessore Oronzo Nicola GRECO.

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Nell'ottocento comincia ad avvertirsi la necessità d'istruire e di avviare i ragazzi ad apprendere i primi rudimenti scolastici; anche Caprarica di Lecce è sensibile a questo problema e, non a caso, è stato da noi reperito, presso l'A.C.C., un mandato di pagamento di Ã‚£ire italiane 62 e centesimi 49 per pagare lo stipendio al maestro elementare, Gregorio NICOLI'.

La somma viene registrata al titolo 1, dell'art. 28, categoria settima, emesso in data 24 febbraio 1872 a firma del sindaco Antonio CUCURACHI e dall'assessore Oronzo Nicola GRECO.

Alla fine del medesimo anno ed in occasione dell'avvicinarsi del Santo Natale, si registra la solidarietà e la sensibilità che gli amministratori civici dimostrano con l'elemosina di £ire italiane 4 elargite alla povera Pasqualina VERRI.

Il mandato è firmato in data 3 dicembre 1872 sempre dal sindaco A. CUCURACHI; cambia, invece, l'assessore anziano che è Antonio TURCO.

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Nel successivo anno si conferma la serietà con cui la civica amministrazione ha preso a cuore il problema della pubblica istruzione, per i ragazzi, emettendo un mandato di Ã‚£ire italiane 7 e centesimi 50 per il pagamento del primo trimestre dell'affitto della Casa della Scuola maschile al proprietario Raffaele GRECO.

Si sottolinea il fatto come in questo periodo vi fosse l'usanza di dividere le classi in maschili e femminili.

La somma viene registrata al titolo 1, dell'art. 34, categoria settima, emesso in data 1° febbraio 1873 a firma del sindaco Antonio CUCURACHI e dall'assessore anziano Pietro VERRI.

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Gli amministratori si devono interessare anche di pagare l'affitto della stalla dei cavalli ai Reali Carabinieri per gli anni 1872 e 1873 per £ire italiane 20 al proprietario dell'immobile Pasquale GRECO.

La somma viene registrata al titolo 1, dell'art. 34, categoria ottava, emesso in data 30 marzo 1874 a firma del sindaco Antonio CUCURACHI.

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Al problema dell'alfabetizzazione si riferisce pure un mandato di pagamento del 16 aprile 1874 per lo stipendio alla maestra elementare, signora Mariannina GRECOper la prima quindicina di aprile per £ire italiane 25.

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Come si sa fino a pochi decenni or sono, ogni Comune assumeva la propria Levatrice, in quanto le nascite avvenivano in casa.

Un mandato di pagamento risalente al 22 agosto 1875, del Comune di Caprarica, rileva proprio come già in quell'epoca vi fosse questa consuetudine.

Dal mandato risulta che al signor Luigi GRECO, testimonio, il Comune paga la somma di Ã‚£ire italiane 12 e centesimi 75 per l'affitto della Casa della Levatrice signora APRILE Vincenza.

La somma viene registrata al titolo 1, dell'art. 41, categoria nona, emesso nella detta data del 22 agosto 1875 a firma del sindaco Pasquale GRECO.

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Fino alla seconda metà del XIX secolo i morti vengono tumulati all'interno di fosse comuni posta in chiese e cappelle.

Dopo la famosa polemica che il poeta Ugo FOSCOLO ha avuto con il PINDEMONTE (vedi: la poesia: I Sepolcri), ...se e in quale luogo è più conveniente tumulare i morti..., polemica scoppiata, anche sulla base della legge napoleonica, in materia, dell'inizio dell'ottocento, anche in Caprarica di Lecce si comincia a parlare, non solo di fosse comuni, ma della costruzione di un cimitero comunale per la qualcosa, come si deduce da questo mandato, viene stipulato un accordo con il limitrofo Comune di Castrì di Lecce per costruire, così come è stato definito, un ...cimitero consortile.

Questo è il documento-mandato: "Mandato di pagamento a favore di Oronzo GRECO, Sindaco. Circondario di Lecce, Comune di Caprarica di Lecce,. Il signor Salvatore VOLPE, tesoriere del Comune di Caprarica di Lecce, pagherà sui fondi risultanti dal bilancio 1881 al sopraddetto Sindaco la somma di £ire 41 e centesimi 45 per le cause qui appresso: per verifica della località proposta per la costruzione del Cimitero consortile con Castrì rata di questo Comune £. 40. Per tassa di vaglia postale intestato al tesoriere Provinciale centesimi 40. Per carta del presente mandato e marca di quietanza centesimi 65. In tutto £. 41,45. Tale somma sarà prelevata dall'art. 46, cat. 3^, titolo 2°, somma stanziata £. 400 tolta la presente rimane disponibile £. 358,55. Si rilascia il presente mandato debitamente quietanzato e registrato sotto al n° 68 del registro mandati. Caprarica lì 11 aprile 1881.

F.to Il Sindaco: Oronzo GRECO

L'Assessore Anziano: Pietro VERRI".

Altro documento concernente materia analoga: "mandato di pagamento a favore di Raffaele MONTINARO. Circondario di Lecce, Comune di Caprarica di Lecce. Il signor Salvatore VOLPE, tesoriere del Comune di Caprarica di Lecce pagherà sui fondi risultanti dal bilancio dell'anno 1881 la somma di Ã‚£. 45 e centesimi 60 per le cause qui appresso indicate, che mediante il presente debitamente quietanzato ne sarà scaricato nel suo conto esattoriale. Per il pulimento di numero cinque sepolture nel cimitero Comunale perchè le stesse erano quasi piene di cadaveri. Tale somma sarà prelevata dall'art. 46, titolo, 2°, Cat. 3^, del bilancio 1881. Somma stanziata Ã‚£. 400 pagamenti fatti a detta somma Ã‚£. 41,45 aggiunta la presente in Ã‚£. 45,60ammonta a Ã‚£. 87,05 rimane così disponibile la somma di Ã‚£ire 312,95. Il presente mandato viene registrato al n° 87 del registro. Caprarica di Lecce, 22 Maggio 1881".

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E' anche il periodo in cui molti Comuni danno il via alla costruzione o sistemazione di numerose strade comunali e provinciali per la maggiore comodità degli abitanti, per avere più facile comunicazione per i propri affari.

Anche il Comune di Caprarica interviene in materia di strade e un mandato del 8 marzo 1882 documenta che il tesoriere comunale Salvatore VOLPE paga al signor Pietro VERRI, Assessore, la somma di £ire italiane 3 e centesimi 60 per n° 2 marche di Ã‚£. 1,20 ed un foglio di carte Ã‚£. 1,20 comprati per l'incartamento e memorie spedite alla Deputazione provinciale per la strada Caprarica-Galugnano.

La somma viene registrata al titolo 2°, dell'art. 46, categoria quinta, ed emesso nella detta data del 09 marzo 1882 a firma del sindaco: Oronzo GRECO.

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Una delibera datata di fine ottocento vede interessata la Giunta comunale intorno ad un problema amministrativo-finanziario legato all'aumento dello stipendio degli insegnanti comunali locali.

Questo è il documento: "L'Anno 1887 il dì 30 dicembre in Caprarica di Lecce e nella segreteria del detto Comune si è riunita la Giunta Municipale nelle persone dei signori: Antonio PARLATI, Sindaco. Oronzo GRECO e Pietro VERRI, assessori, con l'assistenza del segretario comunale signor Luigi GRECO. La predetta Giunta legalmente riunita. Vista la Legge 01 aprile 1886 n° 3797 con la quale si aumentano gli stipendi degli insegnanti comunali. Ritenuto che detti aumenti ebbero principio il 1° dicembre 1886 quando già in bilancio era stanziato il vecchio stipendio per gli insegnanti e così pel 1887 non si previde che il nuovo aumento incominciava dal novembre di detto anno. Per tali motivi ad unanimità delibera di prelevarsi la somma di Ã‚£. 16,66 a favore dell'insegnante Nicola GRECO, e Ã‚£. 6,66 alla maestra GRECO Marianna per le cause sopra indicate. Che detta somma sia prelevata dal bilancio 1888, Titolo 2°, Cat. 9, art. 57. Data lettura e conferma si è sottoscritto. La Giunta Municipale.

Firmati:

Antonio PARLATI, Sindaco;

Oronzo GRECO e Pietro VERRI, Assessori;

La delibera viene approvata e vistata dal Prefetto di Lecce (firma illegibile) al n° 20145 con la postilla che: "Visto, salvo giustifica in sede di conto". Lecce, 04/01/1888. Il nuovo Sindaco che sottoscrive il visto è Vito CUCURACHI.

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Un'altra delibera tratta di problematiche di carattere generale, corrispondenti ad alcuni dei maggiori bisogni del tessuto comunale.

Questo è il documento: "Deliberazione della G. M., tornata del 10 aprile 1889. Oggetto: Prelevamento di somme dall'art. impreviste del bilancio 1889. (omissis)Vista la nota presentata dal Sindaco riguardante alcune spese sostenute per conto di quest'Amministrazione. Ritenuta regolare detta nota, ad unanimità delibera prelevarsi la somma di £. 48,20 dal bilancio 1889, Titolo, 2°, Cat. 9^, art. 59, e per le cause indicate nel seguente elenco delle spese. Si eroga:

1) Al signor Giovanni PARLATI la somma di Ã‚£. 12 per compenso all'appaltatore del dazio consumo perchè incaricato a versare nell'anno 1888, 4 rate mensili al capoluogo del consorzio di Vernole.

2) Al signor GRECO Raffaele la somma di Ã‚£. 5,30 per vari libri, ed 1/5 di petrolio somministrato alla scuola serale.

3) Al signor GRECO Oronzo Nicola la somma di centesimi 80 per un litro di petrolio somministrato alla scuola serale.

4) Al signor Sindaco, PARLATI Antonio Ã‚£. 1,25 per compra di una toppa per la porta della Casa Comunale.

5) Al Vice Pretore, CUCURACHI Vito la somma di centesimi 75 per aver spedito un messo a Martano per avvisare i Reali Carabinieri che fu scassinata porta della bottega di Pantaleo DELLE DONNE.

6) All'insegnante GRECO Nicola la somma di centesimi 80 per aver comprato mezzo litro di petrolio alla Scuola serale in principio /0,40/. Più n° 4 tubi e gazzettelle per i lumi della scuola serale /0,40/.

7) Al sindaco, PARLATI Antonio la somma di Ã‚£. 2,40 per compra di calce e giornata d'operaio per far imbianchire la sala per la scuola maschile.

8) Al segretario, GRECO Luigi la somma di Ã‚£. 3,50 per un'indennità al contrassegnato per assistito alla rivista dei Cavalli e Muli il 2 aprile 1889.

9) Al Sindaco, PARLATI Antonio la somma di Ã‚£. 21,40 per compra di carta bollata per le deliberazioni della Giunta Municipale, perchè si vogliono su carta bollata di centesimi 60".

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Una successiva delibera di G. M., datata 28 febbraio 1890, ha per oggetto: "Prelevamento di somme dall'art. impreviste del bilancio 1890. (omissis) Su alcune note presentate dal Sindaco cessato per spese portate a pro di quest'Amministrazione, nonchè altre spese da pagarsi ora per l'accomodo della campana grande di questa Chiesa comunale, ed alcuni rimborsi di somme indebitamente esatte. Ad unanimità delibera di prelevarsi la somma di £. 50,46 dall'art. 58, Cat. 9^, Tit. 2° del bilancio 1890 come da spese della controsegnata nota:

1) DE MATTEIS Rosa rimborso di Ã‚£. 4,31 pagate indebitamente per un'altra di nome e cognome omonimo già morta ed inscritta nel ruolo tassa-famiglia, mentre la sopra segnata DE MATTEIS non vien riportata nel ruolo del 1889.

2) GRECO Vito di Pantaleo rimborso di Ã‚£. 0,85 perchè erroneamente veniva riportato possessore di un maiale.

3) MURRONE Francesco rimborso di Ã‚£. 8 per tassa-famiglia dell'anno 1889 perchè nella matricola si segnò col pagamento di £. 30 e al ruolo con £. 38.

4) DORIA Raffaele rimborso di Ã‚£. 0,60, perchè erroneamente si riportava come possessore di 2 pecore.

5) GRECO Oronzo, Sindaco, spese portate per accomodo dell'asso della campana grande, £. 9.45.

6) Antonio PARLATI, ex Sindaco, per aver pagati n° 4 telegrammi mandati dalla prefettura £. 4,80 per un viaggio pagato al vetturino Giovanni PARLATI £. 2, per un foglio di carta mandato alla Commissione Sanitaria Cimitero Ã‚£. 0,60.

7) Vincenzo PISANO' saldo acconto di lavori fatti alle finestre della Casa Municipale £. 2.

8) GRECO Oronzo, Sindaco, per una porta fattasi al vano dell'Orologio Pubblico, £. 7,50.

9) GRECO Oronzo, Sindaco, per compra di carta bollata per la dimanda e relativo incartamento per avere il prestito di £. 4.000 per costruzione Cimitero, £. 8.

10) GRECO Oronzo, Sindaco, pagamento 2 telegrammi, a messo a Martano, £. 2,35.

In totale Ã‚£. 50,46".

7. Il toponimo e lo stemma civico o blasone (25).

Si racconta che quando, nel 1480, i Turchi di Acmet Pascià, dopo aver preso Otranto, seminano terrore e distruzione tra le popolazioni salentine della zona, i pastori che abitano in un piccolo villaggio chiamato Ussano e diversi esuli del distrutto e nobile casale di Rocca si rifugiano con le loro greggi, ai piedi delle "Serre", fondando un nuovo paese.

E' possibile che il toponimo Capra-Ricca (da cui, poi, CAPRARICA), congettura fatta dall'ARDITI (Op. cit., p. 103) anche per Caprarica del Capo, sia derivato dalla presenza, tra i rifugiati, di numerosi capi di questo mite animale

D'altra parte, anche nella seconda metà dell'ottocento, il DE GIORGI e l'ARDITI scrivono "...Gli abitanti son dediti all'agricoltura, buoni d'indole e strenui faticatori. Tengono ed allevano quasi in casa molte bestie bovine e pecorine...".

Secondo altre interpretazioni, è più probabile che il nome del paese sia derivato dal nome di uno strumento usato dai frantoiani per macinare le olive e che era chiamato "Capra".

Ciò potrebbe essere verosimile in quanto anticamente a Caprarica vi sono stati molti frantoi, alcuni dei quali sotterranei (ipogei), come già si è detto in precedenza.

Esiste la tesi, inoltre, che il toponimo abbia avuto origine da un altro attrezzo (pure esso chiamato "Capra") usato per cavare la pietra carparina, presente nel sottosuolo.

Il DE GIORGI (Op. cit., pp. 8-10, 32-34), a tale proposito, scrive "Il sottosuolo è formato di calcare magnesifero duro, denominato pietra leccese, poco buono come materiale da costruzione per la sua ineguale durezza e per la poca omogeneità nella struttura...pietra leccese che si cava (anche da) Caprarica... Se ne cavano pure dei recipienti di forma parallepipeda, detti volgarmente piluni, atti a conservar l'olio e l'acqua; e di questi si fa una grande esportazione in oriente...Altre servono pel taglio delle pietre o macine da frantojo...".

Sul medesimo argomento l'ARDITI (Op. cit., p. 104) precisa "... La pietra appo l'abitato è la leccese, a distanza di un chilometro il tufo ed il carparo. Il terreno vi è fertile...".

Come si vede, varie sono le congetture circa l'origine del toponimo.

L'origine del blasone(vedi nota 25) o arma(26) risponde a quella di comunità.

L'arma di comunità: L'arma di comunità è stata imposta dalla Consulta Araldica, su tutto il territorio nazionale. "Gli stemmi dello Stato e delle amministrazioni governative sono regolati dal Regio Decreto 27/11/1890". Le Provincie, i Comuni, gli Enti morali non possono servirsi dello stemma dello Stato ma di quell'arma o simbolo del quale od avranno ottenuta la concessione o riportato il riconoscimento a norma del vigente Regolamento Araldico".

Abbiamo cercato nell'archivio comunale e presso l'Archivio di Stato di reperire la delibera o un documento in cui si certifichi, definitivamente, l'adozione dello stemma del Comune ma, purtroppo, non siamo riusciti a trovarlo oppure, tesi più verosimile, non è stato mai adottato alcun provvedimento. Purtuttavia, l'ARDITI (Op, cit., p. 104) afferma che già nel 1879 Caprarica "... mette per impressa una capra...".

Come si sa, gli stemmi comunali, come i cognomi, nascono dalle caratteristiche di un territorio, da colture particolari, ecc.; Caprarica, al di là degli atti formali, adotta, di fatto, come simbolo, la capra, se è vero, come è vero, che presso l'A.S.L. esiste un documento notarile del 1814 che raffigura proprio la mite bestiola che, sicuramente, avrà visionato l'ARDITI quando ha compilato, nel 1879, la sua "Corografia" già citata.

Una delibera del Consiglio Comunale di Caprarica, n° 63 del 27/11/1965, Sindaco prof. Francesco GRECO, avvia un progetto - mai portato a termine - intorno alla questione del Gonfalone e blasonatura dell'arma civica in questi termini: "ARMA: d'azzurro alla banda scaccata di tre file d'argento e d'oro. In alto: tre stelle d'oro a cinque punte. In basso: pianta d'olivo, d'argento e verde, nascente dalla campagna verde".

Nel 1995, l'Amministrazione Comunale, Sindaco geom. Massimo GRECO, riprende il progetto e, con delibera n° 10 del 01/03/1995, assume uno stemma ed un gonfalone similari a quanto sopra descritto.

In data 15/04/1996, il Presidente della Repubblica firma la concessione dello stemma e del gonfalone:

"Il Presidente della Repubblica

VISTA la domanda con la quale il Sindaco del Comune di Caprarica di Lecce chiede la concessione di uno stemma e di un gonfalone per uso di quel Comune;

VISTI gli atti prodotti a corredo della domanda stessa;

VISTI i RR. DD. 7 giugno 1943 nn° 651 e 652;

SULLA PROPOSTA del Presidente del Consiglio dei Ministri;

DECRETA

Sono concessi al Comune di Caprarica di Lecce, in provincia di Lecce, uno stemma ed un gonfalone descritti come appresso:

STEMMA: di azzurro, all'olivo di verde, fustato al naturale, nodrito nella collina convessa, fondata in punta, di verde accompagnato in capo da tre stelle di cinque raggi, ordinate in fascia d'oro; al capo scaccato di nero e di argento, di tre tiri e di trenta pezzi. Ornamenti esteriori da Comune.

GONFALONE: drappo interzato in palo, il primo e il terzo di verde, il secondo di bianco, riccamente ornato di ricami d'argento e caricato dallo stemma sopra descritto con la iscrizione centrata in argento, recante la denominazione del Comune. Le parti di metallo ed i cordoni saranno argentati. L'asta verticale sarà ricoperta di velluto dei colori del drappo, alternati, con bullette argentate poste a spirale. Nella freccia sarà rappresentato lo stemma del COMUNE e sul gambo inciso il nome. Cravatta con nastri tricolorati dai colori nazionali frangiati d'argento.

Il presente decreto sarà debitamente trascritto.

Dato a Roma, addì 15 aprile 1996".

* * *

Nel 1997, Sindaco avv. Vincenzo GRECO, il problema viene riaffrontato e, dopo una fitta corrispondenza con l'Ufficio Araldico presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Segretariato Generale, l'Amministrazione Comunale, con delibera n° 30 del 25/07/1997, dopo aver dichiarato non rispondente alla realtà storica locale l'olivo, richiede la revoca del decreto Presidenziale 15/04/1996 sopra riportato, con la concessione di stemma avente la capra come oggetto principale.

La stessa Amministrazione, con successiva delibera n. 47 del 02/07/1998, sceglie lo stemma con la "capra" come oggetto principale, tra i bozzetti fatti pervenire dall'Ufficio Araldico, dopo che quest'ultimo aveva escluso la eventualità di "aggiungere" la "capra" allo "olivo".

Acquisite le delibere e le note del Comune di Caprarica circa la volontà di ritenere più rispondente ai dati storico-culturali e sociali del paese il simbolo della "capra" e circa la scelta del bozzetto, l'Ufficio Araldico invia il seguente provvedimento:

"Il Presidente della Repubblica

VISTA la domanda con la quale il Sindaco del Comune di Caprarica di Lecce chiede la sostituzione dello stemma conseguito da quel Comune con D.P.R. 15 aprile 1996;

VISTI gli atti prodotti a corredo della domanda stessa;

CONSIDERATA la validità della ricerca che ha consentito la individuazione dello stemma storico di Caprarica di Lecce;

VISTI i RR. DD. 7 giugno 1943, nn° 651 e 652;

SULLA PROPOSTA del Presidente del Consiglio dei Ministri;

DECRETA

In sostituzione dello stemma di cui al citato D.P.R. 15.04.1996, è concesso al Comune di Caprarica di Lecce, in provincia di Lecce, uno stemma descritto come appresso:

STEMMA: di azzurro, alla capra d'argento passante sulla campagna di verde, con l'arto anteriore sinistro alzato, accompagnata da sette spighe di grano d'oro, nodrite nella campagna, quattro spighe a destra, tre a sinistra, la seconda e la terza spiga poste a destra più alte e propinque alla bocca della capra. Ornamenti esteriori da Comune.

E' altresì confermato il seguente:

GONFALONE: drappo interzato in palo, il primo e il terzo di verde, il secondo di bianco, riccamente ornato di ricami d'argento e caricato dallo stemma sopra descritto con la iscrizione centrata in argento, recante la denominazione del Comune. Le parti di metallo ed i cordoni saranno argentati. L'asta verticale sarà ricoperta di velluto dei colori del drappo, alternati, con bullette argentate poste a spirale. Nella freccia sarà rappresentato lo stemma del Comune e sul gambo inciso il nome. Cravatta con nastri tricolorati dai colori nazionali frangiati d'argento.

Il presente Decreto sarà debitamente trascritto.

Dato a Roma addì 04 settembre 1998".

Registrato nei registri dell'Ufficio Araldico, il 23 ottobre 1998 alla pagina 118, è trascritto nel registro Araldico dell'Archivio Centrale dello Stato il 10 ottobre 1998.

* * *

Per vero, gli autori devono sottolineare che, ai loro approfondimenti, nell'armaraffigurante il blasone del casato dei ROSSI-MARTINI (v.: V. SPRETI, Enciclopedia cit., vol. V, p. 808), probabile ramo cadetto dei ROSSI, baroni di Caprarica, nel XVIII sec., nel secondo troncato, appare una capra sormontata da tre stelle.

La raffigurazione di questo secondo troncato è pura casualità oppure le stelle che appaiono nel precedente stemma di Caprarica raffigurante l'olivo (D.P.R. 15/04/1996) e la capra dello stemma attuale (D.P.R. 04/09/1998), sono sintesi coincidente di un reale dato storico ?

Si può solo concludere affermando che quello che era, sostanzialmente, lo stemma araldico descritto dall'ARDITI nel 1879 viene, a distanza di 120 anni, riconfermato.

8. Organigramma dei Sindaci, trovati presso l'Archivio Comunale, che si sono succeduti nel tempo.

Caprarica, prima nel ruolo di Università, ha avuto i suoi Sindaci ed i suoi Eletti, ha fatto parte di un Consorzio intercomunale ed è poi divenuta Comune autonomo.

Nel corso della sua storia ha acquisito delle strutture urbane civili (Torre di difesa e di avvistamento, castello, masserie fortificate) e religiose (chiese e conventi), assumendo nell'ottocento una sua identità ben definita come COMUNE.

Nel territorio comunale di Caprarica, come in tutti i Comuni del meridione d'Italia, fino al 1860, regnano i Borboni i quali, come sappiamo, tengono le popolazioni nell'arretratezza più esasperata a qualsiasi livello di vita.

In ogni Comune, compresa Caprarica, governa ancora la classe baronale, con i pregiudizi di una mentalità feudale e che nomina il Sindaco "...che gli pare et piace..."; tuttavia, le leggi napoleoniche che svincolano i Sindaci ed i cittadini dai soprusi dei baroni, sebbene tardivamente, cominciano a produrre i primi effetti, in quanto i Sindaci e gli Eletti, sia pure molto lentamente, si avviano a svincolarsi dal potere baronale e feudale.

Questo è l'organigramma dei Sindaci di Caprarica di Lecce sulla base dei documenti che sono stati rinvenuti:

[A.S.L., Atto del notaio Vincenzo STAIBANO del 10/11/1675 (p. 370)]

1675                               -  D'ORIA     Paolo

[A.S.L., Scritture Università e feudi, Atti diversi, fasc. 14/2]

1733                               -  QUARTA    Vito

05/10/1734                     -  CUCURACHI Cataldo

28/06/1742                     -   INGROSSO  Donato

[A.S.L., Catasto Onciario del 1744 - (A.S.L.)]

1744                               - GRECO Leonardo,  Sindico

[dall'Unità d'Italia fino ai nostri giorni (A.C.C.)]

1860/1861                      -  MARULLI Raffaele

1862/1866                      - LUPARELLI Salvad(t)ore

1867/1869                      -  VERRI Pantaleo

1870/Marzo 1874           -  CUCURACHI  Antonio

Aprile 1874/1880          - GRECO Pasquale

1881/1884                      - GRECO Oronzo

1885/1888                      -  CUCURACHI  Vito

1889/1890                      - PARLATI  Antonio

Dicembre 1890/1892     - GRECO Oronzo

1893                               - PARLATI Salvatore

1896                               -   GRECO  Oronzo

1902                               -   GRECO Oronzo

1909                               -   MURRONE B.

1913                               -   ROSSI  B(eniamino)

1915                               -   GRECO P.

1918                               -   MURRONE  B.

P O D E S T A'

1923/1940                      -   GRECO Oronzo

COMMISSARI PREFETTIZI

dal 27/3/1943                 - FAGGIULLI Giuseppe

dal 27/6/1943                 - MURRONE P.

P O D E S T A'

dal 27/10/1943-1946     -  GRECO Oronzo

S I N D A C I

1946/1951          -   GRECO       Paolo

1951/1956          -   GRECO       Domenico

1956/1960          -   PENZA        Evangelista

1960/1964          -   PENZA        Evangelista

1964/1970          -   GRECO       Francesco

1970/1975          -   GRECO       Francesco

1975/1980          -   GRECO       Francesco

1980/1983          -   GRECO       Francesco

1983/1985          -   GRECO       Renato

1985/1990          -   GRECO       Renato

1990/1991          -   MAZZEO    Oronzo

COMMISSARI PREFETTIZI

1991/1992          -    MARCUCCIO  Michele

S I N D A C I

1992/1997          -   GRECO        Massimo

1997/                  -   GRECO       Vincenzo

9. Caprarica durante la prima guerra mondiale.

La situazione socio-economica, di Caprarica, durante la prima guerra mondiale, si presenta assai compromessa.

La sua tipologia economica e di insediamento urbano si sviluppa molto lentamente, con grandi difficoltà ed è, sostanzialmente, quella che il Regno d'Italia ha ereditato dall'antico Regno Borbonico, nel 1860.

Caprarica vive e si stringe intorno alla sua chiesa matrice e al suo castello baronale. A Caprarica le case del popolo sorgono in quello che ora è chiamato centro storico.

Caprarica, durante il primo conflitto mondiale, conta poco più di 1.500 abitanti.

La situazione economica complessiva dei suoi abitanti è di estrema povertà e miseria.  Le attività lavorative prevalenti sono quelle di contadino e di spaccapietre vi, sono pochi artigiani: qualche fabbro (ferraru), qualche calzolaio (scarparu) e qualche consalimbure.

Per semplice curiosità, si riporta la notizia testuale riportata, in quegli anni, il 18 gennaio 1913, da "La Provincia di Lecce", giornale salentino dell'epoca, da noi reperito presso la B.P.L., "La triste sorte di una bambina: Una bambina di 7 anni figlia di certa CUCURACHI Leonarda, rimasta sola per pochi momenti, si avvicinò al focolare e incautamente prese ad attizzare il fuoco che le si appiccò alla veste; in un attimo fu tra le fiamme e malgrado che alle grida fossero accorse delle vicine, la bambina riportò tali scottature, che dopo poche ore moriva tra atroci spasimi".

10. Elenco dei Caduti di Caprarica di Lecce nella guerra 1915/18.

Col sopraggiungere della 1^ guerra mondiale in Caprarica, come in tutti i Comuni, si determina un grande sgomento, soprattutto all'arrivo della cartolina-precetto ai giovani destinati al fronte.

Sono ragazzi nati, tutti, intorno al 1890-1900.

I soldati di Caprarica si battono in molte zone del fronte orientale, sul Monte San Michele, sull'Isonzo, sul Pasubio, sulle alture del Monte Grappa, sulla Bainsizza, nelle trincee del Carso, sul Piave e si distinguono per valore ed eroismo

Molti vi trovano la morte; alcuni risultano dispersi; altri subiscono gravi mutilazioni per lo scoppio di qualche mina o granata vagante. Tutti sacrificano la loro giovinezza ed i loro affetti.

Nel libro "Albo D'Oro", Volume XVIII (Puglie: Provincia di Lecce), edito dal Ministero della Guerra e stampato presso l'Istituto Poligrafico dello Stato, Roma, 1938, Anno XVI dell'Era Fascista, compaiono i seguenti cittadini di Caprarica di Lecce, caduti nella Guerra Mondiale 1915-18:

1) APRILE Angelo di Gaetano. Caporale del 140° Reggimento Fanteria, nato il 19/05/1890 a Caprarica di Lecce, Distretto militare di Lecce, morto il 26 luglio 1915 nell'ospedale da campo n° 240 per ferite riportate in combattimento (p. 14).

2) APRILE Antonio di Pantaleo. Soldato del 136° Regg. Fanteria, nato il 09/03/1895 a Caprarica di Lecce, Distretto militare di Lecce, morto il 23/12/1915 sul medio Isonzo per ferite riportate in combattimento (p. 14).

3) APRILE Pantaleo di Nicola. Soldato del 217° Regg. Fanteria, nato il 25/09/1896 a Caprarica di Lecce, Distretto militare di Lecce, morto il 21/11/1916 in Val Posina per ferite riportate in combattimento (p. 14).

4) BELLISARIO Giuseppe di Antonio. Soldato del 47° Regg. Fanteria, nato il 04/12/1889 a Caprarica di Lecce, Distretto militare di Lecce, morto il 05/07/1915 sul monte San Michele per ferite riportate in combattimento (p. 25).5) CARACCIOLO Salvatore di Michele. Soldato del 144° Regg. Fanteria, nato il 21/03/1891 a Caprarica di Lecce, Distretto militare di Lecce, morto il 21/12/1915 a Legnago per ferite riportate in combattimento (p. 52).

6) CENTONZE Pantaleo di Oronzo. Soldato del 47° Regg. Fanteria, nato il 24/04/1890 a Caprarica di Lecce, Distretto militare di Lecce, disperso il 05/07/1915 sul monte San Michele in combattimento (p. 72).

7) CENTONZE Tommaso di Giorgio. Soldato del 205° Regg. Fanteria, nato il 03/07/1891 a Caprarica di Lecce, Distretto militare di Lecce, morto il 22/06/1918 a Caprarica di Lecce per malattia (p. 72).

8) CENTONZE Vincenzo di Oronzo. Soldato del 54° Regg. Fanteria, nato il 01/08/1893 a Caprarica di Lecce, Distretto militare di Lecce, morto il 21/10/1915 sul monte Piana per ferite riportate in combattimento (p. 72).

9) CONTE Vito di Annunziato. Soldato del 1° Regg. Granatieri, nato il 20/09/1896 a Caprarica di Lecce, Distretto militare di Lecce, disperso il 09/08/1916 sul monte San Michele in combattimento (p. 90).

10) DELLE DONNE Carmine di Concetto. Decorato di Medaglia d'Argento al valor militare. Soldato del 130° Regg. Fanteria, nato il 30/03/1895 a Caprarica di Lecce, Distretto militare di Lecce, morto il 19/07/1916 nell'Ospedale da campo n° 0111 per ferite riportate in combattimento (p. 115).

11) DE MATTEIS Gaetano di Agostino. Soldato dell' 86° Regg. Fanteria, nato il 20/09/1894 a Caprarica di Lecce, Distretto militare di Lecce, morto il 30/10/1915 sul monte San Michele per ferite riportate in combattimento (p. 119).

12) FERRANTE Giuseppe di Giovanni. Soldato del Regg. Genova cavalleria (4°), nato il 03/08/1896 a Caprarica di Lecce, Distretto militare di Lecce, morto il 16/09/1816 sul Carso per ferite riportate in combattimento (p. 149).

13) FRIGELLI Antonio Donato di Nicola. Soldato del 219° Regg. Fanteria, nato il 05/05/1884 a Caprarica di Lecce, Distretto militare di Lecce, disperso il 20/07/1916 sul monte Cristallo in combattimento (p. 157).

14) GRECO Pasquale di Oronzo. Decorato di Medaglia d'Argento al valor militare. Capitano medico di complemento, direzione Sanità militare, del corpo d'armata di Bari, nato il 31/10/1876 a Caprarica di Lecce, Distretto militare di Lecce, morto il 06/06/1920 in Albania per ferite riportate in combattimento (p. 179).

15) GRECO Lazzaro di Domenico. Solato del 247° Regg. Fanteria, nato il 23/09/1884 a Caprarica di Lecce, Distretto militare di Lecce, morto il 18/11/1918 a Castelfranco Emilia per malattia (179).

16) GRECO Pantaleo di Salvatore. Soldato del 96° Regg. Fanteria, nato il 24/07/1891 a Caprarica di Lecce, Distretto militare di Lecce, morto il 14/05/1917 sul medio Isonzo per ferite riportate in combattimento (p. 180).

17) GRECO Pasquale di Vincenzo. Soldato del 76° Regg. Fanteria, nato il 06/01/1879 a Caprarica di Lecce, Distretto militare di Lecce, disperso il 14/09/1917 nel settore di Tolmino in combattimento (p. 180).

18) GRECO Vincenzo di Oronzo. Caporale del 148° Regg. Fanteria, nato il 29/04/1893 a Caprarica di Lecce, Distretto militare di Lecce, morto il 06/11/1915 nell'Ospedaletto da campo n° 73 per ferite riportate in combattimento (p. 181).

19) LEO Nicola di Antonio. Soldato del 47° Regg. Fanteria, nato il 05/12/1891 a Caprarica di Lecce, Distretto militare di Lecce, morto il 07/08/1916 sul monte San Michele per ferite riportate in combattimento (p. 199).

20) LEO Nicola di Concetto. Soldato del 86° Regg. Fanteria, nato il 22/05/1883 a Caprarica di Lecce, Distretto militare di Lecce, morto il 07/05/1919 a Caprarica di Lecce per malattia (p. 199).

21) LEZZI Nicola di Vincenzo. Soldato della 64^ Compagnia mitraglieri, nato il 15/02/1891 a Caprarica di Lecce, Distretto militare di Lecce, morto il 18/03/1917 sul monte Cristallo per ferite riportate in combattimento (p. 201).

22) LEZZI Vito Luigi di Giovanni. Soldato del 47° Regg. Fanteria, nato il 21/10/1891 a Caprarica di Lecce, Distretto militare di Lecce, morto il 21/11/1915 sul monte San Michele per ferite riportate in combattimento (p. 202).

23) LONGO Giuseppe di Enrico. Soldato del 78° Regg. Fanteria, nato il 24/02/1895 a Caprarica di Lecce, Distretto militare di Lecce, morto il 17/10/1915 sul monte Pasubio per ferite riportate in combattimento (p. 208).

24) LONGO Nicola di Angelo. Soldato del Regg. Cavalleggeri di Lodi (15°), nato il 21/04/1890 a Caprarica di Lecce, Distretto militare di Lecce, morto il 03/10/1916 a Lecce per malattia (p. 208).

25) LONGO Vincenzo di Vincenzo. Soldato del 244° Regg. Fanteria, nato il 15/08/1897 a Caprarica di Lecce, Distretto militare di Lecce, morto il 15/06/1918 sul Piave per ferite riportate in combattimento (p. 208).

26) MAGGIORE Angelo di Vincenzo. Soldato del 33° Regg. Fanteria, nato il 09/07/1893 a Caprarica di Lecce, Distretto militare di Lecce, morto il 21/08/1917 sul medio Isonzo per ferite riportate in combattimento (p. 214).

27) MAGGIORE Oronzo di Giovanni. Soldato del 19° Regg. Fanteria, nato il 01/03/1896 a Caprarica di Lecce, Distretto militare di Lecce, morto il 08/10/1918 in Francia per ferite riportate in combattimento (p. 215).

28) MONTINARO Angelo di Giuseppe. Soldato dell'85° Regg. Fanteria, nato il 16/02/1895 a Caprarica di Lecce, Distretto militare di Lecce, morto il 23/10/1915 sul monte San Michele per ferite riportate in combattimento (p. 257).

29) MONTINARO Leonardo Vito di Pietro. Soldato del 118° Regg. Fanteria, nato il 15/05/1893 a Caprarica di Lecce, Distretto militare di Lecce, morto il 23/05/1917 in prigionìa per ferite riportate in combattimento (p. 258).

30) MONTINARO Romano di Salvatore. Soldato del 47° Regg. Fanteria, nato il 01/05/1887 a Caprarica di Lecce, Distretto militare di Lecce, morto il 06/08/1916 sul monte San Michele per ferite riportate in combattimento (p. 258).

31) MORELLO Luigi di Teodoro. Soldato del 214° regg. Fanteria, nato il 01/09/1894 a Caprarica di Lecce, Distretto militare di Lecce, morto il 19/06/1917 sul monte Forno per ferite riportate in combattimento (p. 259).

32) MORELLO Vito Nicola di Vito. Caporale maggiore del 47° Regg. Fanteria, nato il 15/06/1886 a Caprarica di Lecce, Distretto militare di Lecce, morto il 25/01/1916 sul monte San Michele per ferite riportate in combattimento (p. 259).

33) MURRONE Liberato di Francesco. Soldato del 97° Regg. Fanteria, nato il 24/04/1893 a Caprarica di Lecce, Distretto militare di Lecce, morto il 29/08/1916 in prigionìa per ferite (p. 262).

34) PALMARINI Armando di Oronzo. Soldato del 47° Regg. Fanteria, nato il 28/12/1891 a Caprarica di Lecce, Distretto militare di Lecce, morto il 05/07/1915 sul monte San Michele per ferite riportate in combattimento (p. 279).

35) PERRONE Oronzo Nicola di Pietro. Soldato del 68° Regg. Fanteria, nato il 17/01/1898 a Caprarica di Lecce, Distretto militare di Lecce, morto il 23/06/1918 a Milano per malattia (p. 294).

36) PROTOPAPA Luigi di Pasquale. Soldato del 85° Regg. Fanteria, nato il 08/07/1896 a Caprarica di Lecce, Distretto militare di Lecce, morto il 03/06/1918 a Savona per malattia (p. 313).

37) ZECCA Fortunato Oronzo di Carmine. Soldato del 19° Regg. Fanteria, nato il 09/12/1882 a Caprarica di Lecce, Distretto militare di Lecce, morto il 10/10/1916 sul medio Isonzo per ferite riportate in combattimento (p. 408).

A questi eroici caduti, bisogna aggiungerne altri 11 non compresi nell'Albo d'Oro del Ministero della Guerra ma che risultano presso gli elenchi del Comune di Caprarica di Lecce. Essi sono:

CUCURACHI             Luigi (Tenente)

GARRISI                    Oronzo di G.

GARRISI                    Oronzo di L.

GRECO                      Francesco (Capitano Medico - morto in Libia)

GRECO                      Ippazio

GRECO                      Oronzo

GRECO                      Pantaleo

GRECO                      Pasquale (Capitano Medico)

GRECO                      Vincenzo di N.

INGROSSO                Pantaleo

MONTINARO           Donato

Alla fine del primo conflitto mondiale i soldati italiani morti risultano circa 650.000, di cui ne vengono registrati ufficialmente 47 di Caprarica.

Molti, anche se riescono a uscire vivi dall'inferno della 1^ guerra mondiale, muoiono non molto tempo dopo, perchè il fisico, ormai provato e debole, non riesce a difendersi dalla successiva "epidemia della febbre di trincea", comunemente detta "spagnola".

11. Caprarica di Lecce durante la seconda guerra mondiale.

La situazione non è migliorata granchè. Il conglomerato urbano è quasi lo stesso della 1^ guerra.

Il pane è razionato e viene istituita una tessera su cui è segnato quello ritirato. Molti contadini ricordano che devono nascondere il grano o altri prodotti che producono (oltre la quota-parte consegnata allo Stato), per sottrarsi al rischio di una ulteriore requisizione, a seguito di eventuali controlli. Sono in molti gli anziani che riferiscono: "... spesso dovevamo rubare a noi stessi i prodotti agricoli che producevamo ... c'era il rischio di vedere tutto il nostro lavoro andare in fumo ...".

Caprarica, come in tutti i Comuni d'Italia, dal punto di vista politico, governa il Partito Nazionale Fascista. Operano le Regie Guardie (in verità, create dal ministro Nitti, prima del fascismo). Accanto alle regie guardie, agiscono, per l'ordine pubblico, anche le camicie nere, fondate da Benito Mussolini, il cui capo è il sottotenente della milizia o sottocapo manipolo (secondo il loro linguaggio). Il Sindaco viene chiamato "Podestà". Opera anche la G.I.L. ("Gioventù Italiana del Littorio") nella cui sede, chiamata anche "dopolavoro", si ascolta la radio, i bollettini di guerra e i proclami di Mussolini; talvolta si disponeva anche di un grammofono per ascoltare pezzi di musica classica. Affianca il regime anche l' "Opera Balilla".

Anche i giovani di Caprarica partecipano agli eventi tragici della seconda guerra mondiale, con gli stessi sacrifici ed analogo eroismo dei loro concittadini mandati al fronte durante la prima.

Questo è l'elenco dei caduti di Caprarica durante il secondo conflitto mondiale:

1)  CALASSO            Luigi

2)  CALO'                  Carmelo

3)  CENTONZE          Donato

4)  CENTONZE          Donato G.

5)  CENTONZE          Tommaso

6)  CENTONZE          Vincenzo

7)  CONTE                 Salvatore

8)  DELLE DONNE   Pasquale

9)  DE VITO               Nicola

10) DURANTE           Antonio

11) FRIGELLI            Antonio

12) GRECO                Giovanni

13) GRECO                Oronzo di C.

14) GRECO                Oronzo di P.

15) GRECO                Oronzo N.

16) IURLARO            Cosimo fu Luigi

17) LEO                      Nicola fu C.

18) LONGO                Francesco

19) MONTINARO     Oronzo

20) MORELLO           Antonio

21) MORELLO           Raffaele

22) PROTOPAPA      Luigi di A.

23) VANTAGGIATO Salvatore

24) VANTAGGIATO Vittorio

25) VERRI                  Oronzo

***

L'Amministrazione Comunale di Caprarica di Lecce, con delibera C.C. n° 33 del 29/09/2000, ha intitolato alcune vie dell'abitato ai concittadini decorati con medaglia d'argento al valor militare GARRISI AngeloGRECO OronzoDORIA Pasquale ed a PERRONE Vincenzo, sottufficiale dell'Arma, decorato per meriti di guerra.

* * * * *

Per semplice documentazione e per sottolineare gli sforzi delle autorità locali nel rimodernare il paese, si riporta il testo integrale di una delibera comunale dell'epoca:

"Comune di Caprarica di Lecce, Deliberazione del Potestà, n° 18, prot. n° 408 del 30 gennaio 1937. Oggetto: Liquidazione spese per manutenzione delle vie e piazze comunali.

L'anno 1937, nella Casa Comunale di Caprarica. Il Podestà del Comune Sig. Cav. Oronzo GRECO, assistito dal segretario sig. CANTANNA Pietro, ha adottato la seguente deliberazione: Vista la propria deliberazione n° 115 del 05/09/1936 approvata con n° 19108 del 24/09/1936 con cui si chiedeva la preventiva autorizzazione per la spesa relativa alla manutenzione ordinaria delle vie e piazze comunali.

Visto la fattura del sig. MURRONE Antonio per la fornitura e spargitura di mc. 315 di breccia al prezzo di £. 14 al mc., giusta offerta di cui si faceva menzione nella detta deliberazione.

Considerato che a causa delle pessime condizioni delle vie comunali si è ritenuto urgente procedere alle riparazioni delle vie: via Lecce, Calimera, Martano e via Capece, dando incarico allo stesso MURRONE mercè rimborso dell'importo delle giornate lavorative impiegate che ammontano a £. 524,50.

DELIBERA

di liquidare la su detta fattura in £. 4.934,50 per la causale di cui sopra e di emettere il relativo mandato di pagamento a favore del sig. MURRONE Antonio imputandone l'importo su detto al Titolo I, Capo I, Cat. V, art. 45 "Spese per la manutenzione delle vie, strade e piazze comunali" stanziato e disponibile in Ã‚£. 5.000.

Queste, invece, sono, all'interno della delibera, le giornate degli operai, per conto del Comune, nei mesi di Gennaio e Febbraio 1937:

GRECO Oronzo fu Antonio, giornate 2, £. 10; LEZZI Antonio di Giuseppe, giornate 2, £. 10; MURCIANO Apollonio di Cesario, giornate 4, £. 8; CUCURACHI Antonio di Luigi, giornate 2, £. 5; SARACINO Giuseppe fu Niceta, giornate 2, £. 10; MARULLO Pantaleo, giornate 2, £. 10; CUCURACHI Antonio di Luigi, giornate 2, £. 6; MAZZEO Giuseppe di Giuseppe, giornate 3, £. 9; MORELLO Pasquale di Francesco, giornate 2, £. 9; SALINES Pantaleo di Artidoro, giornate 1, £. 3; GRECO Pantaleo, giornate 1, £. 3; CASTRIOTA Pantaleo di Oronzo, giornate 3. £. 21; APRILE Pasquale di Leonardo, giornate 3, £. 9; SPANO Luigi fu Antonio, giornate 4, £. 20; SPANO Antonio di Luigi, giornate 2, £. 6; CASTRIOTA Pantaleo di Oronzo, giornate 3, £. 21; SARACINO Giuseppe fu Niceta, giornate 1, £. 5; GRECO Raffaele, giornate 1, £. 3; MONTINARO Giuseppe, giornate 1, £. 3; SARACINO Giuseppe fu Niceta, giornate 2, £. 10; CASTRIOTA Pantaleo di Oronzo, giornate 3, £. 21; MAZZEO Giuseppe di Giuseppe, giornate 2, £. 6; MORELLO Pasquale, giornate 2, £. 7; MORELLO Pantaleo, giornate 1, £. 4; GRECO Raffaele, giornate 3, £. 9; GRECO Nicola di Oronzo, giornate 2, £. 6; GRECO Oronzo fu Antonio, giornate 1, £. 5; MURRONE Carmelo di Pantaleo, giornate 1, £. 5; CUCURACHI Luigi fu Lorenzo, giornate 1, £. 5; MURRONE Carmelo, giornate 7, £. 35; CASTRIOTA Pantaleo di Oronzo, giornate 1, £. 5; GRECO Oronzo fu Antonio, giornate 2, £. 10; CASTRIOTA Pantaleo di Oronzo, giornate 4 e _, £. 17; LEO Nicola di Giuseppe, giornate 4 e _ , £. 17; APRILE Pasquale di Leonardo, giornate 4 e _, £. 17; CUCURACHI Nicola di Nicola, giornate 2, £. 10; MARCHELLO Arcangelo di Michele, giornate 2, £. 8; GRECO Oronzo fu Antonio, giornate 1, £. 5; GRECO Oronzo fu Antonio, giornate 2, £. 10; GARRISI Domenico fu Giovanni, giornate 2, £. 10; MURCIANO Cesario, giornate 1, £. 5; CONTE Giuseppe fu Annunziato, giornate 1, £. 15; GRECO Vincenzo fu Raffaele, giornate 1, £. 12; GRECO Vincenzo fu Raffaele, giornate 3, £. 35; GRECO Oronzo di Vito, giornate 2, £. 24; APRILE Pasquale fu Leonardo, giornate 1, £. 5.

Fattura per fornitura e spargimento breccia per lavori di sistemazione strade del Comune di Caprarica di Lecce:

a) mc. 315 di breccia a £. 14 al mc. ..................................£. 4.410,00

b) giornate lavorative impiegate in seguito ad ordine del podestà per urgenti riparazioni e sistemazione cunette vie comunali (via Lecce, via Martano, via Calimera e via Capece).............................. Ã‚£.   524,50

Totale.... £. 4.914,50"

Vistata e resa esecutiva dal Prefetto di Lecce al n° 6498 del 8 marzo 1937, Anno XVdell'Era Fascista".

12.  Da ricordare, in Caprarica di Lecce:

Nel XVIII sec., il fisico Vito QUARTA (già citato al capitolo III, paragr. 12). Nel secolo successivo il sacerdote Raffaele PARLATI (citato al cap. V, paragr. 5). Nel XX secolo, Leonardo CALO', partigiano (nato a Caprarica il 14/05/1910, morto il 17/10/1980), Oronzo VERRI, canonico (nato a Caprarica il 15/04/1880, morto 21/04/1955), Sura SIGHLIN, medico (nata a Kerson il 29/05/1889, deceduta il 14/09/1946), Luigi VERRI, sacerdote (nato a Caprarica il 21/06/1909, morto il 26/12/1972), Giuseppe GIANCANE, docente (nato a Caprarica il 13/05/1913, morto il 13/08/1979), Antonio SARACINO, docente (nato a Caprarica il 16/03/1915 morto a Roma il 16/04/1991), Francesco GRECO, docente (nato il 04/11/1920, morto il 20/04/1983), Antonio VERRI, poeta (nato a Caprarica il 22/02/1949, morto il 09/05/1993).

Leonardo CALO'

Partigiano della Divisione Garibaldi, in data 4 settembre 1945 riceve, dall'allora Ministro della Guerra, il Diploma d'Onore Ã‚«in riconoscimento della sua appartenenza durante la guerra di liberazione contro la Germania alla Divisione Italiana partigiana ‘Garibaldi'».

A questo riconoscimento segue quello della "Spomen Medalju", conferitagli in data 24/09/1974 dall'allora Presidente delle Repubbliche Federali Socialiste Jugoslave, Josip Broz TITO.

Il Comune di Caprarica di Lecce, nel 1999, intitola a lui la sala consiliare, nel corso di una solenne cerimonia.

Don Oronzo VERRI

Dopo aver completato gli studi umanistici e teologici presso il Seminario Vescovile di Molfetta, diviene sacerdote e, durante il primo conflitto mondiale, è nominato economo curato e, poi, parroco, dal 1919 fino al 21/04/1955, anno della sua morte.

Tutti coloro che si sono trovati a descriverne la figura, convengono nel sostenere che egli è stato un eccellente oratore, impegnato tanto in politica che negli ambienti culturali. Ha scritto numerosi drammi che ha fatto rappresentare ai giovani del paese.

Sul canonico O. Verri la prof.ssa Maria Fedela VANTAGGIATO ha svolto, nel 1975, un lavoro di tesi di cui si riportano alcune parti essenziali.

« ... A cominciare dal luglio 1921, ogni anno "Papa Ronzu", così è chiamato dai suoi compaesani, prepara una nuova composizione drammatica, a volte riprende drammi che ha fatto rappresentare gli anni precedenti, apportandovi solo delle modifiche.

La popolazione tiene alla novità e alla sorpresa e, ha fiducia nelle capacità di Papa ‘Ronzu. Non per niente in quell'epoca, il parroco è una figura di primo piano nella vita del paese; Papa ‘Ronzu, in particolare, a detta di tutti quelli che lo hanno conosciuto quando era giovane e in buona salute, è dotato di un grande ingegno e di una forte personalità, oltre che di prontezza di spirito e di grande coraggio. Accade, talvolta, che Papa ‘Ronzu punti una sua vecchia pistola a tamburo contro qualche malintenzionato, facendolo stare per sempre alla larga da Caprarica.

Oltre a scrivere i suoi bozzetti drammatici, Papa ‘Ronzu, ne cura l'adattamento scenico e la preparazione degli improvvisati attori e attrici. La preparazione comincia due o tre mesi prima del 16 luglio, le giovani stesse preparano i vestiti per le varie scene, dato che già si spende sulle 700-800 lire per tutte le altre spese che la rappresentazione richiede.

La rappresentazione ha luogo sul sagrato della Cappella della Madonna del Carmine "lu Cumentu", che è molto alto e la gente può vedere bene, si fa di sera, perciò tutto intorno al sagrato si mettono grandi lampade a carburio in modo da illuminare bene la scena.

I drammi sono in versi il più delle volte rimati, con intercalati canti e cori. Nel 1921 fa rappresentare "Alba di gloria o i fiori di Maria" dove in un paesaggio idillico, pastorelle e donzelle in una danza di fiori rendono omaggio alla Vergine Santa. Protagoniste principali dei drammi di Papa ‘Ronzu sono Romana GIANCANE e Maria GATTO, entrambe decedute. Esse sono dotate di una bella voce e di buone capacità espressive, a quanto dicono i loro parenti e chi le ha conosciute, si impegnano per mesi e mesi ad esercitarsi nelle "parti".

Durante la rappresentazione la gente segue la scena con interesse e commozione sia per le belle parole, sia per la bravura degli attori e la perfezione dei canti, sia per lo spirito religioso che aleggia in tutta la rappresentazione.

Nel 1923 viene rappresentata "La Innocente", una fanciulla orfana di madre viene accusata ingiustamente da una sua compagna di averle rubato uno spillo e la trama s'impernia tutta nella dimostrazione dell'innocenza della fanciulla.

Il bozzetto drammatico "I due volti" rappresentato in Caprarica nel 1923 Ã¨ ricordato da molti per la perfezione degli adattamenti scenici e la coreografia tutta: angeli che si dispongono a forma di croce, di corona, di M ecc.

Dopo il 1924, per alcuni anni Papa ‘Ronzu non produce nulla di nuovo, finchè nel 1929 vede la luce "Atala o l'Ancella di Dio". Questo bozzetto drammatico ha delle innovazioni rispetto ai precedenti, cioè è preceduto da una presentazione, dove le improvvisate attrici pregano il pubblico di essere indulgente nel giudicarle e, seguito da un ringraziamento con una sfumata critica a quello che si è svolto sulla scena.

La fantasia drammatica "La leggenda del lupo" rappresentata nel luglio 1930 Ã¨ rimasta ben impressa nel ricordo dei molti. Papa ‘Ronzu fa rappresentare "La leggenda del lupo" dalla compagnia "Esposito" che in quell'anno è a Caprarica e la regala alla detta compagnia insieme a "La vita di Sant'Oronzo".

La fine di queste rappresentazioni coincide con lo scoppio della seconda guerra mondiale e l'inizio di una malattia che avrebbe condotto Papa ‘Ronzu alla paralisi degli arti inferiori.

Oltre ai citati drammi egli scrive e fa rappresentare anche delle scenette in varie occasioni. Il 27/05/1924, per esempio, fa rappresentare la scenetta drammatica in occasione della visita pastorale di S. E. l'Arcivescovo di Otranto.

Un altro brillante bozzetto drammatico in occasione della venuta di S. E. il Prefetto di Lecce, Giovanni FORMICA, per l'inaugurazione dell'acquedotto pugliese.

Nel 1930 fa rappresentare dai suoi giovani "Cuor di Balilla" scenetta drammatica in onore di S. E. il Prefetto Giovanni FORMICA; in questa scenetta, già dal titolo, si denota l'omaggio riverente che si porta verso il fascismo che, in quegli anni, domina la scena politica nazionale.»

Alcuni anni prima di morire, don Oronzo VERRI pubblica una raccolta di poesie alle quali dà il titolo di: "Come l'anima mia", introdotte e scelte, dal critico locale Antonio VERRI.

Dott.ssa Sura SIGHLIN

Conosciuta da tutti come "donna Sonia". Dalla Russia arriva a Pavia, dove per due anni frequenta la facoltà di medicina e chirurgia. Si trasferisce all'Università di Napoli e conosce Francesco Greco di Caprarica, studente nella stessa facoltà.

Conseguita la laurea, si sposano il 23/07/1914 e si trasferiscono a Caprarica; nel 1915 nasce il figlio, Dott. Domenico Greco.

Con la prima guerra mondiale e col "richiamo " del marito, "donna Sonia" resta il medico di Caprarica.

Durante l'epidemia di "spagnola", cura amorevolmente tutti, senza alcun compenso e si contagia, ma fortunatamente guarisce. Il marito, colonnello medico in Libia, muore di "spagnola", a 29 anni, nel 1918.

A ricordo del marito, commissiona ad uno scultore di Gallipoli la costruzione del Monumento ai Caduti, completamente ristrutturato nel 1999; la statua che continua ad ornarlo riproduce il volto di una concittadina (Gatto Oronza Maria, 1902-1975).

Allontanata da Caprarica per interessi di un altro medico locale, vince il concorso di Medico Condotto a Cavallino, dove rimane fino alla morte.

Don Luigi VERRI

E' nipote di don Oronzo. Diviene sacerdote dopo aver studiato nel Seminario Vescovile di Molfetta; consegue la laurea in Teologia ed in Lettere, presso la Cattolica di Roma, discutendo in latino una tesi sui dialetti della Grecìa Salentina.

E' particolarmente versato per le lingue straniere, apprende compiutamente lo spagnolo, semplicemente seguendo le lezioni insieme ai suoi alunni di scuola media e giunge a comporre delle sublimi poesie in lingua spagnola.

Alcuni giornaletti locali hanno fotografato tutto l'affetto che la gente di Caprarica ha, ancora oggi, per questo servo di Dio.

 

Ha sostituito lo zio "Papa Ronzu", nella cura dell'anima della comunità locale ed al suo servizio, dal 1955 al 1958, come Economo Curato; dal 1958 al 1972 egli è il Parroco. Il Cardinale Corrado URSI, compagno di studi di don Luigi, presso il Seminario di Molfetta, nell'intervista riportata da Giovanni DELLE DONNE sul giornaletto locale "25 anni Insieme" (p. 3), così ne descrive la figura e la personalità: "... Ah, il povero don Luigi, grande uomo, grandissimo amico, studioso immenso ... Ah, don Luigi VERRI, grande amico...Troppo presto il Padre Celeste l'ha richiamato a sè ... don Luigi è stato un uomo di cultura immensa. Pochi nella Chiesa potevano vantare la sua preparazione. L'ho conosciuto a Molfetta, in Seminario; io ero più anziano, ma diventammo grandi amici. Dopo il sacerdozio avrebbe dovuto dedicarsi all'insegnamento, questa doveva essere la sua strada. Don Luigi è stato sacerdote per vocazione e parroco per caso... ma la volontà di Dio ci è spesso ignota ... Era un uomo di vasti orizzonti e la parrocchia un mondo troppo piccolo ... a Caprarica ha donato la sua vita. Siategli sempre riconoscenti. Io continuo a ricordarlo sui banchi di scuola, a Molfetta, e dietro la sua scrivania intento a confrontarsi con la sua grande passione, il latino".

Don Luigi Verri

Il Comune di Caprarica, con delibera consiliare n. 33 del 29.09.2000, ha intitolato una nuova strada dell'abitato ai suoi Parroci Oronzo e Luigi VERRI.

Prof. Giuseppe GIANCANE

Frequenta il Liceo Classico ad Urbino e si laurea a Bologna, in lettere classiche.

Insegna a Genova in un istituto religioso e, dopo qualche anno, ottiene la cattedra presso l'Istituto Magistrale "P. Siciliani" di Lecce.

Dopo la guerra, diviene punto di riferimento degli studenti di Caprarica che trovano in lui non solo l'insegnante paziente che li segue nei loro studi, ma anche l'uomo generoso che li aiuta economicamente, nelle iniziative che contano.

La sua casa diviene  e luogo di ritrovo, per i giovani studenti del paese.

A lui, particolarmente legato ai problemi dei giovani, viene intitolata una borsa di studio, istituita dalla famiglia che, a partire dall'anno scolastico 1980/81, viene assegnata agli alunni più meritevoli fra coloro che conseguono la Licenzia Media.

L'Amministrazione Comunale ha intitolato al suo nome la Biblioteca comunale con delibera G. M. n° 369 del 29/11/1997.

Prof. Antonio SARACINO

Dopo aver seguito gli studi umanistici, si è laureato in lettere presso l'Università degli Studi di Roma, dove ha vissuto e ha insegnato. E' stato ordinario di Italiano e Storia.

Durante il secondo conflitto mondiale, ha combattuto (decorato) per la libertà ed ha fatto parte anche di un contingente di partigiani.

Ha alternato la sua attività letteraria e di docente a quella di giornalista. Ha pubblicato più di 20 opere.

La sua prima opera è stato un lavoro su Giovan Battista TAFURI, nella storia del Rinascimento; ha al suo attivo più di un migliaio di articoli pubblicati su giornali nazionali. Ha collaborato anche a diverse riviste, a diffusione nazionale.

Non ha rifiutato l'impegno sindacale e risulta tra i fondatori dell'ex SASMI; successivamente, è stato eletto Presidente del collegio dei probiviri dello SNALS (Sindacato Nazionale Autonomo Lavoratori della Scuola) per la regione Lazio e su scala nazionale.

Non ha mai dimenticato la sua terra natìa da cui non si è mai staccato, nè spiritualmente nè materialmente. Nel maggio 1980, per la Capone Editore, ha pubblicato un lavoro storico su "Roca ed il Salento", con il contributo dell'Amministrazione Comunale di Melendugno. Ha pubblicato, anche, "Otranto sentinella della cristianità".

Ha fondato e diretto riviste ("Rinascita Sindacale" e "Snals notizie"). Ha collaborato, per più di vent'anni, trattando problematiche d'indirizzo scolastico, a "Il Domani" di Palermo.

Prof.  Francesco GRECO

E' "il Sindaco" per antonomasia. Si laurea in matematica e fisica a Modena. Insegna a Genova dal 1950 al 1958, quando fa ritorno a Caprarica.

Insegna per lunghi anni all'Istituto Magistrale "P. Siciliani" di Lecce e si dedica all'attività politica, essendo stato tra i fondatori del PRI a Lecce.

Sindaco dal 1964 fino alla sua morte, determina un radicale mutamento dei comportamenti e delle abitudini amministrative, dell'assetto e dell'aspetto del paese.

Sono proverbiali la sua generosità e la sua umiltà, anche nel modo di essere.

A Lui è dedicata una lapide posta sul frontale del Municipio.

Antonio VERRI

Muore prematuramente, per un incidente stradale, quando si avviava a divenire consolidato punto di riferimento della più moderna cultura salentina.

Il "Quotidiano di Lecce", nella sua rubrica "Concittadini" (1995, p. 51), così scrive:

« ... Vittorio FIORE lo definisce "Battistrada storico dell'avanguardia culturale salentina"; è stato romanziere, poeta, pubblicista ed editore; soprattutto, un manager culturale, avendo promosso molti lavori di artisti salentini ed avendo cercato di sprovincializzare la letteratura meridionale contemporanea.

Ha promosso, antesignano della globalizzazione della cultura europea, pubblicazioni e riviste di "estrema provincia" perchè scrivessero, contemporaneamente, artisti e poeti delle più disparate nazionalità (bulgara, tedesca, russa, portoghese, ecc.) per "fare insieme" (come diceva) e per cercare una sintonia spirituale, per corrispondere e scambiare esperienze.

Molte delle sue iniziative ed attività sono state avventure, rischi e sacrifici, anche economici, come succede quando si è fuori dalla cultura tradizionale o accademica.

Ha stampato da sè le sue prime pubblicazioni, su una semiautomatica per manifesti, lavorando giorno e notte; ha compiuto volantinaggio di poesie.

A molti, la sua iniziativa di diffondere, per quindici giorni, in numerose città italiane, un "Quotidiano dei poeti", è sembrata, al tempo stesso, un'impresa folle e stupenda.

Una sua grande originalità è stata, vera rarità bibliografica, l'invenzione di una cartella di cartone, chiusa da uno spago, colma di fogli di artisti (pittori, grafici, musicisti, fotografi, giornalisti, poeti), copie numerate e in parte diverse l'una dall'altra, esplosiva vitalità contenuta a stento da due bulloni ottonati.

Ha sempre rigettato l'idea che la letteratura sia una merce che deve sottostare alle regole della domanda e dell'offerta, alla legge del profitto.

Ha sempre avversato la poesia da passeggio o da paesaggio, cioè quella leziosa e perbenista, buona per i "festival della cultura"; egli è andato sempre alla ricerca delle suggestioni delle parole, del suono, della perdita del loro normale significato e della scoperta di un senso nuovo.

Per tal motivo ha usato la ripetizione, monotona, infinita e incantatrice come la tarantella nostrana; ha inventato parole inesistenti ed indefinite, spesso fondendo il termine colto con quello popolano; tutto ciò al fine di "fabbricare armonia", per tentare un volo metaforico.

Ha fondato e diretto Caffè Greco, Pensionante dè Saraceni e Quotidiano dei Poeti. Ha aderito al Movimento Genetico di Francesco Saverio DODARO, ha collaborato con la rassegna Sudpuglia, diretto On Board.

Ha pubblicato: Il pane sotto la neve (1983), Il fabbricante d'armonia (1985), trasmesso dalla Rai di Bari nel maggio dello stesso anno, La cura dei Tao (1986), La Betissa (1987), da cui Fabio TOLLEDI ha tratto una versione teatrale, I trofei della città di Guisnes (1988), Ballyhoo, Ballyhoo! (1990), E per cuore una grossa vocale (1990), Il naviglio innocente (1990).

Ha realizzato anche "scritture", cioè collages, tecniche miste su legno o tela, brandelli di giornali e pubblicità, dipinti con gusto affine a quello della action painting americana; ed ha creato a Cursi, con un contributo iniziale di circa 3000 volumi, riviste, manoscritti, cataloghi, spartiti ed audiovisivi, il Fondo internazionale contemporaneo Pensionante dè Saraceni, eccentrica ma preziosa biblioteca.

Infine, ha curato le collane letterarie: I quaderni del Pensionante, Spagine, Scrittura infinita (con F. S. DODARO), Abitudini e Cartelle d'autore (con Maurizio NOCERA), Compact type, Nuova narrativa (con F. S. DODARO), Diapositive, Scritture per gli schermi (con F. S. DODARO) e I Mascheroni ...».

 

L'Amministrazione Comunale, con delibera G. M. n° 14 del 04/02/1999, ha intitolato al suo nome la "sala polifunzionale" annessa all'edificio della scuola elementare.